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domenica 4 settembre 2011

I am a hero


Ciao a tutti,
oggi parliamo del primo manga pubblicato in Italia di Kengo Hanazawa; in Giappone è edito dalla Shogakukan sulla rivista Big Comic Spirits, a partire da giugno 2009 e l'ultimo volume uscito è il numero 6, a maggio 2011.
E' stato candidato alla terza e quarta edizione del Manga Taisho.
In Italia è edito da GP Publishing al prezzo di 5,90 €, 13X18, 240 pp a colori e b/n.
L'edizione è buona: carta molto bianca con qualche trasparenza, pagine a colori su carta lucida e una buona colorazione; volume robusto e flessibile. Sarebbe stata gradita, visto che è un esordiente in Italia, qualche nota sull'autore.

Hideo Suzuki

Veniamo alla trama: Hideo Suzuki è un trentacinquenne ricco di problemi, sia lavorativi che personali: vorrebbe essere un mangaka, ma fa ancora l'assistente e vive immerso nell'angoscia la sua relazione con la fidanzata, Tekko.
I rapporti con i suoi colleghi sono difficili e le delusioni lavorative dietro l'angolo: vorrebbe vedere una sua serie pubblicata, ma per ora deve riuscire solo ad accettare i risultati negativi.
In ogni caso si considera un eroe, convinto di poter sfondare e di essere qualcuno in questo mondo.
Tuttavia qualcosa di oscuro e inquietante, qualcosa capace di far apparire i problemi quotidiani di Hideo solo delle banalità, aleggia intorno a lui: cosciente o incosciente di tutto questo, forse dovrà mettere in pratica la sua voglia di essere un eroe. 


Se avete dei dubbi sulla trama e vi state chiedendo perché in internet si legge "horror" come genere, non vi preoccupate, questo primo albo è solo un piccolo assaggio, la quiete prima della tempesta, che già al termine del primo volume comincia a scatenarsi.
Suzuki viene caratterizzato in ogni singolo particolare, in ogni minimo dettaglio, da Hanazawa; più che per l'aspetto (tra l'altro la somiglianza tra Suzuki e il suo creatore è evidente) è lo straordinario realismo che trasmette il protagonista, ma anche tutti gli altri personaggi, a colpire il lettore.
Ogni sua debolezza, ogni sua fissazione, ogni suo atteggiamento è reale e disorienta il lettore all'inizio, perché sembra di leggere un semplice seinen psicologico, sulla vita difficile di un assistente; non fatevi ingannare, perché sin dalle prime pagine entrerete nella spirale di terrore che avvolge la vita di Suzuki e ne sarete trasportati, fino al punto di guardarvi intorno durante la lettura (consiglio alla sera, con luce sufficiente per leggere).


Per anni sono stato un grande appassionato di film horror e leggendo I am a Hero non ho potuto non ritrovare le atmosfere di Ju-on, meglio noto come The Grudge (versione giapponese mi raccomando).
Non so se l'autore abbia preso d'ispirazione il film di Takashi Shimizu, tuttavia la tensione trasmessa, dalle pagine al lettore, mi ha ricordato la stessa che provai quando guardai il film la prima volta.
Inquietante è l'aggettivo che meglio caratterizza quest'opera: vi basti guardare l'immagine qui sopra, per capire quello che intendo.
Quello che accade nella sua vita è reale? La domanda probabilmente è solo retorica, ma nei prossimi volumi avremo certamente ua visione sempre più chiara delle angosciose vicende di Hideo.
Tralasciando per un attimo la componente orrorifica dell'opera, ci tengo a sottolineare due aspetti che ho apprezzato particolarmente: in primo luogo quanto questo manga sia reale, in quanto racconta aspetti di vita quotidiana in maniera molto più accurata, dettagliata ma soprattutto coinvolgente di altri manga del genere slice of life.
In secondo luogo, anche se può sembrare che centri poco, grazie alla straordinaria capacità dell'autore di raccontare la vita di tutti i giorni si Suzuki, si percepisce cosa sia davvero la vita di un'assistente, non come altri manga che pur raccontando la vita dei mangaka, fanno apparire tutto troppo romanzato.


Passando allo stile grafico dell'opera, conforme alla trama, i personaggi sono disegnati con un grande realismo, attraverso un tratto semplice ma sempre pulito e dettagliato, conferendo una straordinaria espressività ai protagonisti, oltre a una vena di inquietudine classica del genere Horror.
Come detto prima questo manga è estremamente reale e così ci viene rappresentato: straordinaria cura per i particolari, come per gli sfondi ad esempio, o all'espressività e hai gesti dei protagonisti.
Ogni personaggio fa subito trasparire il suo carattere, anche grazie ai dialoghi che contribuiscono a caratterizzare soprattutto Suzuki, con le sue paranoie e le sue teorie sui manga e i mangaka.

Un primo numero di qualità eccezionale, quindi aspettiamoci ancor di più nei prossimi volumi, soprattutto se sarà mantenuto lo stile di questo primo volume, oltre a dare ancor più spazio allo stile Horror dell'opera.
Concludo sottolineando che I am a Hero è un manga molto maturo, dunque credo sia indicato a un pubblico maturo (è comunque un seinen), soprattutto per poter cogliere ogni sfumatura della trama, per quelli aspetti, soprattutto, che riguardano la vita di tutti i giorni di Hideo.




a presto

martedì 30 agosto 2011

Le Recensioni Numeriche: One Piece 60


Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del sessantesimo numero dell'opera di Eiichiro Oda.
In questo numero termina il lungo flashback sul passato di Rufy e Ace; a conti fatti è necessario dire più di due parole sulla qualità di questo flashback.
Non è sicuramente, a mio parere, il migliore di tutto One Piece e più che altro si era reso necessario, a questo punto della storia, sia per dare un taglio con la miriade di avvenimenti accaduti negli ultimi volumi, sia perché la morte di Ace e ancor prima la riunione tra i due fratelli, aveva creato l'antipasto perfetto per poter parlare di loro.
Non ci tengo ad addentrarmi nei possibili paradossi che Oda può aver, volontariamente o involtariamente, creato, perché ci sta che in un'opera così ampia possano esserci delle incongruenze.
Questo flashback doveva essere uno di quelli più importanti e attesi, ma sembra non decollare mai; le vicende di Rufy, Sabo ed Ace, per quanto divertenti, sono intrise di troppo buonismo e sopratutto non riescono a dare una scossa alla trama.
Avrei gradito maggiormente delle rivelazioni più sorprendenti sui due fratelli.



Nella seconda parte del volume torniamo nel presente, dove ci vengono mostrati tutti i membri della ciurma, sparsi in mezzo mondo, richiamati da Rufy.
Il salto temporale suppongo sia alle porte, magari con un volume di mezzo, per dare ordine alla storia; questo è reso necessario per diversi motivi, tra cui l'obbiettiva disparità di forze tra Rufy/la sua ciurma e ad esempio i tre ammiragli.
Continua poi la carrellata di tutti i personaggi più importanti, quasi a volerci mostrare le loro reazioni all'avvenimento più importante di quell'epoca: da Dragon ai cinque astri di saggezza, dalle supernove agli ammiragli.
A quanto pare Sen Goku abbandona il suo ruolo e facciamo la conoscenza di Kong, il comandante supremo delle forze militari del governo mondiale, ennesimo membro della marina: sarà in definitiva l'ultimo?


Numero interessante, ma vista l'importanza di ciò che raccontava avrebbe dovuto essere di un'altra qualità.
Aspettiamoci delle novità nel nuovo mondo e si spera una saga vecchio stile che faccia appassionare e divertire come ai vecchi tempi.
Un indizio del nuovo inizio è sicuramente dato in primis dalla copertina del nuovo numero, il 61.
Che in realtà sia questa la vera metà di One Piece?

a presto

martedì 16 agosto 2011

The Breaker


Ciao a tutti,
oggi vi volevo parlare del nuovo manhwa della Star Comics: The Breaker.
In Corea è edito dalla Daiwon, su Young Daiwon, a partire dal 2007; la prima serie consta in tutto di dieci volumi mentre la seconda è tutt'ora in corso.
La star Comics ci offre un volume 13x18, B, 192 pp, b/n e col. con sovracoperta, al prezzo di 5,50€.
Edizione molto buona, anche se le pagine rilasciano molto l'inchiostro.

Han Chun-Woo

Veniamo alla trama: Shioon frequenta il liceo Guryong, ed è spesso vittima dei soprusi di alcuni suoi compagni. La sua vita è terribilmente frustrante, senza un'apparente via d'uscita, fin quando casualmente incontra Han Chun-Woo, un personaggio alquanto bizzarro, che impressiona sin da subito il giovane liceale. 
Non passerà molto tempo perché Shioon rincontri Chun-Woo: quest'ultimo è il nuovo supplente di inglese della sua classe.
Gli incontri inaspettati tra i due non finisco qui, perché Shioon, tornando a casa, vede combattere il suo nuovo professore con delle tecniche mai viste prima, "incredibili".
Shioon deciderà quindi di convincere Chun-Woo ad allenarlo, per poter diventare più forte, mentre quest'ultimo si ritroverà ad essere continuamente minacciato, per ragioni che risiedono nel suo oscuro passato.

Shioon
Ho avuto modo di leggere e vedere commenti indignati su questo primo volume di The Breaker, per la clamorosa somiglianza con G.T.O., di Toru Fujisawa. La prima cosa che un accanito fan di G.T.O. può pensare è che questi due coreani hanno pensato bene di copiare il famoso manga. Io se volessi copiare, o meglio ancora, plagiare una qualunque cosa, prima di tutto cercherei di essere il più possibile discreto, oltre al fatto di creare un'opera analoga all'originale.
In The breaker la simiglianza è così palese, così scandalosamente evidente che mi è impossibile pensare a un plagio, ma bensì mi pare più un omaggio. Entrando nel mondo dell'ipotetico: io autore coreano di The Breaker amo G.T.O. e decido di prendere il personaggio e alcune scene che mi piacciono, creando poi una mia opera nella quale trama, personaggi e tematiche prendono una loro strada indipendente. Questo può essere definito plagio? Se mi sbaglio, spero che Fujisawa abbia denunciato questi copioni e spero che ne ricavi un bel gruzzoletto.
Inoltre, alla fine del volume, la storia sembra prendere una via che non centra un'acca con l'opera di Fujisawa.
A parte le battute, non avendo delle notizie reali, mi pare difficile fare affermazioni certe, le mie sono solo supposizioni; ho provato a contattare diverse persone in Giappone e Corea ma non ho ricevuto ancora nessuna risposta in merito, se ci saranno mai novità vi farò sapere.


Detto questo, The Breaker non mi pare un'opera che punti a trattare il tema del bullismo, anzi, mi pare che i suoi protagonisti non combattano semplicemente con particolari arti marziali, mi sembra (guardate la copertina) che ci sia qualcosa di più: mi vengono in mente i colpi alla Tekken.
Alla fine del volume numerosissimi misteri vengono portati a galla, in primis quello che avvolge il protagonista, Chun-Woo e il suo passato misterioso, che è il tema centrale dell'opera.
Da non sottovalutare anche i prossimi allenamenti di Shioon, che suppongo saranno abbastanza spettacolari e faticosi, ma certamente non sarà un allievo come tanti.
Numerosi momenti comici vi faranno divertire, anche perchè Chun-Woo è assolutamente un personaggio eclettico e stravagante, al punto che posto vicino a Shioon (discreto e timido), risalta ancora di più e i due insieme creano una coppia di personaggi molto ben caratterizzata. 


Passando alla parte grafica, come spesso capita, molti nuovi autori coreani hanno un tratto molto giapponese; le tavole sono ben curate e pulite, anche se a volte l'autore evita di disegnare qualsiasi altro particolare, come gli sfondi, soprattutto con i primissimi piani.

Le scene d'azione sono assolutamente divertenti e accattivanti, anche se spesso un po' confusionarie, ma il tratto molto pulito e l'utilizzo di tavole intere, consento di capire chiaramente l'evolversi dei combattimenti. In The Breaker saranno presenti anche numerose ragazze molto belle e affascinanti, disegnate con grande cura, quindi un po' di FS è assicurato.


 In conclusione questo primo numero mi ha convinto, anche se è davvero molto introduttivo e dice davvero poco per quanto riguarda la trama principale.
Sicuramente da seguire se vi piacciono i combattimenti spettacolari, i personaggi cazzuti e le belle ragazze, oltre che una trama molto misteriosa, da non sottovalutare.
Sempre che non diventi Great.The.Breaker.

a presto

lunedì 15 agosto 2011

Limit


Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del nuovo manga di Keiko Suenobu (Vitamin, Life), edito in Giappone da Kodansha sulla rivista Betsufure, a partire dal 2009; attualmente consta di 5 volumi, l'ultimo uscito a luglio 2011, e terminerà al sesto volume.
In Italia è edito dalla Panini Comics in un formato 11,5x17,5, 176 pp., b/n, con sovraccoperta al prezzo di 5,90 €.
Sull'edizione la prima cosa da notare è l'assenza di pagine a colori, da una parte bene per il prezzo, dall'altra male ovviamente; il volume si attesta sul livello Planet Manga degli ultimi tempi: buona carta, anche per la sovracoperta, ma certamente i 5,90 € sono troppi.


Veniamo alla trama: Konno è una giovane e intelligente liceale e fa parte del gruppo delle ragazze che contano della sua classe. La sua vita si basa sulla quotidianità: il cellulare, le amiche, la scuola ed è consapevole di vivere una bella vita.
Tutte queste cose diventeranno soltanto un lontano ricordo, quando la corriera sulla quale viaggiano Konno e i suoi compagni, in direzione del campeggio, subirà un incidente, lasciando in vita solo cinque ragazze.
Nell'attessa che arrivino i soccorsi, tra le sopravvissute iniziano ad emergere vecchi rancori e segreti tenuti nascosti, in un'atmosfera che si fa sempre più paradossale.
I rapporti tra le sopravvissute d'ora in poi saranno terribilmente difficili, al limite.


Avevo riposto una grande fiducia in questo manga, leggendo la trama, guardando qualche tavola, decidendo di aspettare la pubblicazione italiana, per godermelo appieno.
Ora posso finalmente giudicarlo nella sua totalità.
Prima di tutto la domanda che ci si pone è questa: è un seinen o uno shojo? La risposta è semplice ed è la seconda. Questo non è un seinen, per il semplice fatto che la trama survival è solo un contorno, una guarnizione, per trattare temi di vita quotidiana, di vicende scolastiche e drammatiche tipiche degli shojo e dell'autrice (ovviamente in questo primo volume). L'idea di aggiungere una componente avventurosa è assolutamente interessante, ma pecca nel rendere la trama troppo paradossale in certi punti.
Per prima cosa, in una classe mista di 35 persone sopravvivono solo cinque ragazze, inoltre la piega che prende la storia è un po' troppo drastica: queste cinque sopravvissute, invece di collaborare, si fanno la lotta tra di loro, sicuramente motivata da alcuni rancori, e quando una si porta in una situazione di vantaggio, le altre (4 contro 1) non fanno nulla per fermarla.
Inoltre la location è estremamente bizzarra, praticamente una vallata senza via d'uscita, ma penso che qualcuno si accorgerebbe se il guard rail fosse stato divelto da una corriera, ma sono proprio pignolerie.


Come detto prima le tematiche tipicamente shojo si fanno largo con grande veemenza, sfruttando anche la situazione estremamente tesa che si viene a creare tra le sopravvissute.
Emergono sin da subito i rapporti difficili che si hanno durante la vita scolastica e in questo Konno è una protagonista ideale, essendo una del gruppo che conta, la cui vita era facile, mentre ora soffrirà molto di più nel trovarsi in questa nuova, drammatica, situazione.
Altre sue compagne che magari vivevano una vita scolastica più discreta, invece, mostreranno il loro vero carattere, che non sempre è positivo.
E' un peccato che non sia sopravvissuto nessun ragazzo, si sarebbe potuta creare ancora più tensione, anche se avrebbe compromesso già nel primo volume alcune vicende.
Nel risvolto di copertina leggiamo un pensiero dell'autrice: "Oltre alle ansie e alle inquietitudini, ho pensato che sarebbe stato bello toccare anche il lato umano"; proprio su questo possiamo apprezzare le cose migliori di questo primo volume, non tanto le vicende di sopravvivenza.


Il tratto della Suenobu mi ha davvero colpito, riesce con straordinaria facilità a passare da uno stile tipicamente shojo, ad uno molto più d'impatto visivo, molto caratterizzato e in questo senso ho rivisto un po' Battle Royale, per certi aspetti (basti pensare alla falce che si vede poco sopra).
E' sbagliato tuttavia paragonare le due opere, perché si prefiggono due scopi diametralmente opposti: in Limit non si cerca assolutamente di esprimere la violenza e la sopravvivenza, così come vengono trattati nell'opera tratta dal romanzo di Koshun Takami.
Di scene d'azione in questo primo numero non se ne trovano molte, mentre ho apprezzato alcune tavole davvero dettagliate anche negli sfondi, oltre a un'espressività molto intensa da parte di tutte le protagoniste.


In conclusione direi che è difficile per ora giudicare l'opera, con questo primo volume, tuttavia sono molto curioso di vedere come l'autrice deciderà di far evolvere la storia.
Un ottimo shojo, oserei dire "inusuale", assolutamente da prendere per gli appassionati della Suenobu.
Io certamente proverò anche altre sue opere, anche perché il suo stile narrativo mi ha piacevolmente colpito: molto riflessivo, con alcune metafore davvero calzanti e un ritmo sempre allegro, condito da alcuni flashback che ci mostrano lati nascosti delle protagoniste, aiutando a capire ancor meglio la loro psicologia.
Spero nei prossimi volumi che il manga esca dalla situazione iniziale, per apprezzare un maggiore approfondimento dei rapporti tra le sopravvissute e magari anche un po' di azione, visto che Limit è comunque anche un manga sulla sopravvivenza.
Certamente è una cosa positiva il fatto che siano solo sei volumi, in modo che sia la trama che i temi trattati possano avere una rapida evoluzione e possano essere subito mostrati al lettore.
Da provare solo se siete incuriositi, altrimenti aspettate la recensione dei prossimi volumi se volete sapere come evolve.

a presto

venerdì 29 luglio 2011

Buone Vacanze

Ciao a tutti,
oggi giornata di saluti, questa notte alle ore 4:30 partirò per il mare, sperando che il clima sia clemente e porti un po' di caldo.
Giornata di saluti, ma anche di bilanci: sono veramente soddisfatto del lavoro compiuto fino ad oggi e spero che tutto quello che cerco di mettere nelle mie recensioni, la passione, la qualità, giunga anche a voi.
Certamente un applauso ve lo meritate voi che mi seguite, sia qui sul blog, che su Facebook (39 iscritti, spero di arrivare a 50 entro fine anno) e su twitter.
Le vostre iscrizioni e commenti sono un toccasana per la mia passione.
Ho voluto coniare un piccolo slogan per il blog:

 Only Quality Reviews

perché è questo a cui punto ogni volta, perché se nel mondo fumettistico tutti possono fare una recensione, io voglio cercare di essere come quei piccoli quotidiani, che magari non puntano ad avere migliaia di lettori, però sono consci della qualità del loro lavoro e fieri del loro pubblico di intenditori: e voi lo siete.

Ci risentiamo verso metà mese.
Auguro a tutti voi buone vacanze.

a presto

lunedì 25 luglio 2011

La Figlia dell'Otaku

Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del nuovo manga della casa editrice Magic Press, nella collana MX: La Figlia dell'Otaku.
In Giappone è edito da Kadokawa Shoten, sulla rivista Dragon Age; attualmente consta di 10 volumi, l'ultimo pubblicato a maggio 2011.
La Magic Press ci offre un volume 13X18, 160 pp in b/n, con sovracoperta.
Un'ottima edizione MX, tuttavia in questo volume ho trovato qualche trasparenza di troppo; nel complesso volume robusto e flessibile, un piacere da leggere.
Spero nei prossimi numeri di vedere qualche pagina a colori, così come nell'originale.


Veniamo alla trama: la figlia dell'otaku Kota Morisaki, ventisei anni, è una bambina di nove anni, di nome Kanau.
I due non si erano mai conosciuti e addirittura il padre non sapeva nemmeno dell'esistenza di sua figlia.
Un giorno, a causa di una serie di problemi, le loro vite si intrecceranno, passando da perfetti sconosciuti ad avere un rapporto padre/figlia alla pensione Higan-so, insieme ad altri coinquilini, tutti accomunati dall'essere degli otaku in piena regola, con le loro stravaganze e la loro vita sregolata.
L'unica in grado di comprendere lo stato d'animo di Kanau, indubbiamente scossa alla scoperta che il padre è un otaku, sarà l'amministratrice Taeko Morita.
La nuova vita di Kota e Kanau è appena iniziata e certamente ci regalerà molti momenti indimenticabili e grandi sorprese.


Ho letto in passato varie opere sul tema "Otaku" (tema sfruttato sino all'osso), ma un'opera che lo trattasse in maniera così diretta e reale non mi era mai capitata.
Tutti gli inquilini della pensione incarnano tutti i possibili aspetti degli Otaku, in tutte le più svariate età, dalla giovinezza, come un'amica di scuola di Kanau, all'adulto, con il simpaticissimo signor Morita.
Le classiche "manie da Otaku", che hanno caratterizzato un vero e proprio fenomeno sociale, non soltanto in Giappone, ci vengono mostrate nude e crude, così come sono nella realtà, non volendo estremizzarle per renderle comiche: la comicità di quest'opera non sta nel fatto che il protagonista sia un otaku, ma che lui quasi si vergogni a esserlo agli occhi della figlia, facendo di tutto per nascondere la sua vera natura, perché in fondo come padre vorrebbe apparire "normale".
Ovviamente questo incipit, porterà Kota a dover fare l'impossibile per apparire come vorrebbe, cioè non come un otaku e qui la comicità si scrive da sola. 
Proprio queste situazioni, tra materiale scottante e amici letteralmente folli, creeranno dei momenti di assoluto divertimento, oltra a mettere a durissima prova l'animo del protagnonista.
Ma questo è davvero solo un manga comico sugli otaku?


Io sinceramente non credo, anche perché tra le varie scene umoristiche, abbiamo Kota e Kanau che vicendevolmente si scopriranno: Kota conoscerà cosa vuol dire essere un padre, mentre Kanau capirà cosa vuol dire essere un otaku.
All'inizio non sarà così facile vedere i lati positivi di entrambi i loro nuovi ruoli, ma la loro maturazione sarà percepibile, già dal primo volume.
In questo senso, La Figlia dell'Otaku, non mira solo a mostrare crudamente tutti gli aspetti più assurdi e bizzarri degli Otaku, ma cerca di estrapolare il meglio da loro: proprio nel risvolto di copertina leggiamo "Gli otaku sono brave persone".
Inoltre, come accennato prima, il rapporto tra Kanau e Kota ci permetterà di apprezzare la bravura dell'autore, nel descrivere i possibili problemi tra un padre e la propria figlia; questi saranno messi ancora più a dura prova, visto l'animo otaku di Kota. 


Di certo nessuno acquisterà questo volume per i suoi disegni, tuttavia credo che quando si compra un albo come questo bisogna non tanto vedere alla qualità, quanto alla bravura dell'autore di disegnare coerentemente con lo stile del manga.
In questo senso Stahiro ci presenta personaggi tipicamente da manga, ma dotati di un'ottima espressività, soprattuto nei momenti più comici.
Alcuni degli inquilini diventeranno ben presto dei veri e propri "personaggi", alcuni non so se definirli umani, e in questo senso vedrete davvero succedere di tutto alla pensione Higan-so.

Un'opera unica nel suo genere, che ci regalerà tanti personaggi e tanti momenti indimenticabilmente comici e altri fortemente sentimentali, senza mai essere mai essere banale o noioso.
Fortemente consigliato, non solo agli otaku.


a presto

sabato 23 luglio 2011

Peace Maker


Ciao a tutti,
la Star Comics ci sta davvero viziando negli ultimi tempi, proponendo dei titoli di fortissimo impatto e di qualità straordinaria.
Oggi parliamo di Peace Maker, di Ryoji Minagawa (ARMS, Spriggan), edito in Giappone da Shueshia a partire dal 2007 sulla rivista Ultra Jump e attualmente consta di sette volumi, l'ultimo uscito il 17 giugno 2011.
Star Comics ci offre un'ottima edizione (identica a quella di Uchu Kyodai): volume 13X18, 224 pp a colori e b/n con sovracoperta (da una bellissima sensazione, sembra l'effetto al tatto delle tovaglie di tela).
Le pagine sono pochissimo trasparenti, mentre qualche difetto si può riscontrare in quelle a colori: le ho trovate molto scure, tendendo al marrone/viola; ho visionato le tavole originali e oltre a essere più chiare, tendono al blu, richiamando la notte.

Hope Emerson

Veniamo alla trama: in un un mondo immerso nell'epoca del Far West, l'abilità nel duellare è sicuramente la dote più importante che un uomo possa possedere. Hope Emerson, un solitario viaggiatore, è munito di questa dote, anche grazie a particolari tecniche di sparo imparate in passato, ma paradossalmente non ama duellare.
Un giorno, nella cittadina di Schwartz, sarà tuttavia costretto ad accettare la sfida del temibile Hans Giles, membro dei Crimson Executors, l'esercito personale del ricco Philip Crimson, noto per la sua pericolosità e crudeltà.
Da questo momento Hope si ritroverà immischiato in una faccenda tanto pericolosa quanto misteriosa e insieme a lui ci saranno Nicola, una bambina sopravvissuta a un massacro dell'esercito di Crimson, e Kyle, un giovane desideroso di sfruttare le grandi abilità di Hope nel duellare.
I tre si ritroveranno a viaggiare insieme, ognuno con uno scopo segreto, ma con il pericolo comune dei Crimson Executors, che senza un apparente motivo, sono alle loro calcagna: il duello è appena cominciato.


Partiamo col dire che il manga, pur essendo ambientato nel vecchio West, presenta solo luoghi di fantasia; questa scelta non l'ho apprezzata appieno, mi sarebbe piaciuto che fossero citati luoghi reali, ma probabilmente l'autore, così facendo, può gestire meglio la trama e ovviamente i personaggi.
Il tema apparentemente centrale, il duello, è trattato in maniera straordinaria: sino al momento dello sparo, l'autore riesce a trasmettere la tensione che provano i protagonisti, rendendo i duelli tutto tranne che scontati. Così come accadeva realmente, in un attimo tutto finisce, ma gli attimi prima di esplodere il colpo ci vengono presentati come uno slow motion, permettendoci di apprezzare il movimento del corpo dei pistoleri.
Una cosa che caratterizza questi scontri è l'uso da parte del protagonista, ma non solo, di tutta una serie di tecniche di sparo molto spettacolari e spiegate con precisione; queste tecniche ovviamente richiedono una straordinaria velocità.
Prima ho detto "apparentemente", perché in Peace Maker i duelli sono un contorno (non temete, ne vedrete tantissimi, oltre a molte sparatorie) mentre la trama centrale, che non vi voglio minimamente anticipare, è coperta dal mistero.
In questo primo volume ci viene svelato davvero poco, facendo crescere ancor di più la curiosità nel lettore, oltre a dare la sensazione che la trama possa evolvere in maniera molto interessante con i duelli e i misteri che si faranno sempre più pericolosi e fitti.


Peace Maker ha il medesimo numero di pagine di Uchu Kyodai e pur essendo entrambi due seinen straordinari, la principale differenza sta nella quantità dei dialoghi, ricchissimi nel manga di Minagawa.
Questo aiuta prima di tutto a cartterizzare i personaggi: Hope Emerson è straordinario, divertente, di buon cuore, scazzato e terribilmente pericoloso con la pistola in mano. Mi hanno inoltre ricordato i dialoghi di alcuni film Western, ricchi di botta e risposta.
Il protagonista utilizza una Colt S.A.A., di pregevole fattura e con una particolarissima storia alle spalle; il protagonista è vero che non ama duellare e tanto meno avere la compagnia di Kyle e Nicola, ma non si tirerà mai indietro per aiutare chiunque abbia bisogno di aiuto.
E' un protagonista tipicamente "seinen", ma la sua ecletticità, passando da situazioni quasi comiche a momenti in cui pare essere un altro, mentre duella, spietato ma mai crudele, lo rendono un personaggio a tutto tondo.

Sembra un'immagine fatta con il grandangolo.

Il disegno di Minagawa è straordinario e vanno sottolineati due aspetti: tavole disegnate con una grandissima ricchezza di particolari (davvero straordinari, dai vestiti agli edifici) , con sfondi dettagliatissimi, ma soprattutto vengono rappresentate come una foto fatta con il grandangolo, da prospettive assolutamente inusuali.
Il secondo aspetto che è doveroso citare è l'effetto, molto cinematografico, della sfumatura, tra il viso di un personaggio e l'evento che sta per accadere.
Come detto vi saranno anche numerose sparatorie e queste scene d'azione, spesso, occupano pagine intere e deliziando i vostri occhi; ottima l'espressività in questi momenti, mentre in altre scene non l'ho particolarmente apprezzata.
Volendo trovare un altro difetto, c'è a volte una discrepanza tra le tavole sopracitate e le altre: a volte i personaggi perdono di particolari, come la barba ad esempio, per Hope.

Bellissimo questo effetto con un'immagine trasparente.

Una piccola nota: sulla copertina interna è citata una piccola poesia tratta dal libro "Many Winters" di Nancy Wood, che raccoglie prosa e poesia dei Pueblo di Taos, nel Nuovo Messico: (chiedo scusa per la mia orribile traduzione)


Today is a very good day to die….                         Oggi è un ottimo giorno per morire...
Every living thing is in harmony with me.              Ogni essere vivente è in armonia con me
Every voice sings a chorus within me.                    Ogni voce canta un coro dentro di me
All beauty has come to rest in my eyes.  Tutta la bellezza è venuta a riposare nei miei occhi
All bad thoughts have departed from me.     Tutti i cattivi pensieri si sono allontanati da me
Today is a very good day to die.                               Oggi è un ottimo giorno per morire.
My land is peaceful around me.                                La mia terra è tranquilla intorno a me
My fields have been turned for the last time.  I miei campi sono stati girati per l'ultima volta.
My house is filled with laughter.                                La mia casa è piena di risate.
My children have come home.                                   I miei figli sono tornati a casa.
Yes, today is a very, very good day to die. Si, oggi è un giorno molto, molto buono per morire.


Le parole giuste per chiunque affronti un duello, perché "Per un pistolero duellare è la vita.[...]Il proprio onore è anche più importante della vita."
Un'opera imperdibile, che sono convinto possa regalarci grandissime emozioni e soddisfazioni.


a presto