domenica 9 ottobre 2011
Saru 1
Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare della nuova opera pubblicata in Italia di Daisuke Igarashi (Witches, Spirit in the Sky): Saru.
Edito in Giappone da Shogakukan, nel 2009, sulla rivista Ikki, l'opera è consta di due volumi.
In Italia è pubblicato da J-Pop, in un formato 12X18, 204 pp. in b/n, con sovracoperta al prezzo di 6,00 €.
L'edizione è ottima: sovracoperta con rilievi e copertina interna in nero e oro, di grande effetto. Volume robusto e flessibile con carta davvero poco trasparente.
Veniamo alla trama: in varie epoche, qualcosa di impercettibile lega il destino dell'intero mondo e di molte persone.
Nel presente, ad Angouleme, in Francia, una giovane studentessa giapponese, Nana, e un monaco, Nawan Namgyar, si ritroveranno coinvolti in una vicenda tanto misteriosa quanto pericolosa.
Incotreranno in Pakistan un prete, Candido Amantini, e una bambina orfana, Irene Beart.
Le leggende di Oriente e Occidente, gli intrighi della chiesa e un potere tanto oscuro quanto reale, porteranno i quattro verso un destino comune che potrebbe cambiare l'intero Mondo.
Se andiamo a guardare la biografia di Daisuke Igarashi, noteremo alcune cose: premio eccellenza per Witches, nel 2004, del Japan Media Arts Festival; nel 2005 nominato per Little Forest all' Osamu Tezuka Culture award e per quanto riguarda Saru, è stato nominato per la quarta edizione del Manga Taisho.
Dunque abbiamo a che fare con un'autore molto noto, ma forse un po' sottovalutato, o forse è meglio dire non del tutto celebrato.
Leggendo questa sua ultima opera italiana, ci rendiamo conto della straordinaria capacità narrativa dell'autore, che riesce a creare una trama ricca di riferimenti reali, anche molto diversi tra loro, assolutamente chiara e avvincente.
In Saru infatti si mescolano storie puramente occidentali con i miti orientali, creando una vicenda a metà tra il thriller e il soprannaturale, in grado di stregare il lettore.
Il manga parte fortissimo, trasportandoci in tutto il mondo e in secoli differenti, lasciando intuire particolari e indizi di una trama davvero molto articolata.
Non mancheranno le spiegazioni alle leggende di cui fa molto spesso riferimento il manga, aiutando il lettore a comprendere meglio quali siano state le fonti utilizzate dall'autore.
I pregi compensano i difetti, che se corretti, avrebbero creato una storia davvero di grande qualità.
Essendo un'opera in due volumi, con una trama molto articolata, l'autore è stato costretto a rendere la storia molto rapida, a discapito della caratterizzazione dei personaggi, che ci vengono solo parzialmente presentati e riusciamo a cogliere davvero poco di loro, anche nel proseguo della storia.
Un'opera come questa avrebbe meritato un numero più cospicuo di volumi, tra 6 e 10, di modo tale da poter diluire di più la storia, aumentando così la tensione e caratterizzando meglio i personaggi, così da poter far immedesimare al massimo il lettore nella storia.
Una cosa da sottolineare, su tutte, è l'atmosfera che riesce a genere il manga, nel giro di pochissime tavole: può ricordare le atmosfere di Takahashi.
Le ultime pagine ci fanno presagire un secondo volume ricco d'azione e questo è sicuramente è un punto a favore dell'opera, che se vogliamo, dopo un inizio molto riflessivo, con un volume finale ricco d'azione, potrebbe dimostrarsi davvero completa, dandoci anche modo di apprezzare lo stile dell'autore in situazioni molto diverse tra loro.
Passando alla parte grafica, Igarashi riesce a esprimere uno stile davvero unico, molto personale.
Sia le ambientazioni che i personaggi vengono rappresentati con uno tratto molto "sporco", ricco di linee e tratti che riempiono le tavole.
Molto curati e dettagliati i paesaggi e le città, creando tavole di fortissimo impatto visivo; una pecca, da questo punto di vista, potrebbe essere l'assenza di tavole che occupano pagine intere.
L'espressività dei personaggi è estremamente enigmatica, in perfetto connubio con le atmosfere del manga.
L'autore si mette alla prova, siccome nel corso del manga potrete vedere non solo luoghi molto diversi (compresa l'italia), ma anche epoche diverse, ad esempio la Cina del 1600, apprezzando dunque il suo stile applicato a situazioni e ambientazioni molto differenti tra loro.
In conclusione un numero uno molto avvincente, ricco di tensione e mistero, con una vena di soprannaturale che collega tutti questi elementi.
Leggendo il manga, la trama da la sensazione di essere molto cinematografica.
Sperando in un finale degno del primo volume, un'opera davvero coinvolgente, che vi coinvolgerà grazie alle sue atmosfere e al suo stile narrativo.
a presto
venerdì 7 ottobre 2011
Terranova - 1X01/02 - Genesis
Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare dell'esordio italiano di Terranova, creata da Kelly Marcel e Craig Silverstein (Nikita, Bones); è l'ennesima serie tv che produce tra gli altri Steven Spielberg.
Nel cast citiamo Jason O'Mara (Resident Evil: Extinction), Stephen Lang (Avatar) e Christine Adams (Tron: Legacy).
La prima stagione sarà di 13 episodi in onda, in Italia, su Sky al canale 111 (FOX) ogni martedì alle 21:00.
Veniamo alla trama: nell'anno 2149 la vita sul Pianeta Terra è ormai definitivamente compromessa: spesse nubi nascondono il cielo, l'aria è in parte tossica e l'ambiente che circonda le futuristiche città è desertico; a tutte queste difficoltà si aggiunge anche la sovrapopolazione mondiale, che costringe le famiglie, per legge, ad avere al massimo due figli.
Come unica salvezza, un gruppo di scienziati riesce a scoprire una spaccatura nello spazio-tempo, in grado di trasportare chiunque indietro di 85 milioni di anni (circa il cretacico superiore), ma in un'altra linea temporale, che dunque non può causare paradossi futuri: questo luogo è chiamato Terranova.
Ogni pellegrinaggio coinvolge persone scelte o con una lotteria o se utili a Terranova.
La famiglia Shannon, il padre Jim e la madre Elisabeth, vive in clandestinità, siccome oltre i figli Josh, un ragazzo molto ribelle, e Maddy, una ragazza molto intelligente, c'è anche Zoe, la più piccola.
Dopo una serie di problemi, causati dalle leggi contro la sovrapopolazione, la famiglia riuscirà a partire per Terranova, dove potrà iniziare una nuova vita in un luogo primordiale tanto bello quanto misterioso.
Questo primo episodio di due ore, ha evidenziato una certa tendenza, da parte di chi crea la storia e ci mette i soldi, a evitare a ogni costo l'originalità: le cose che sanno di "già visto" non si limitano soltanto all'ambientazione del mondo nel 2149, alla Blade Runner, o ai dinosauri made in Spielberg, ma anche in piccoli richiami o situazioni (Non voglio accennare a troppe cose, ma chi ha visto Avatar sa di cose parlo).
Forse non tutti ricorderanno il telefilm Earth 2, in onda su Rai 2 negli anni '90: la trama è sostanzialmemte analoga a quella di Terranova, forse migliore.
Dunque, questa serie, per ora, non può essere citata per la sua originalità, ma sicuramente tre punti sono a suo favore: gli effeti speciali, l'ambientazione e il possibile sviluppo della trama.
Girato in Australia, per scelta dello stesso Spielberg, nel Queensland, è stato riprdotto un piccolo villaggio, circondato da una meravigliosa vegetazione, che richiama fortemente a un mondo primordiale, privo di insediamenti o civilizzazione; da questo punto di vista la location è molto affascinante e dona anche un certo mistero alla giungla che circonda il villaggio.
Gli effetti speciali, dal tunnel spazio-temporale fino ai mostruosi dinosauri, sono molto curati; forse è proprio questo a rendere molto interessante Terranova: è un telefilm molto cinematografico, sia per i soldi spesi (tra i 10 e i 20 milioni di dollari solo per il primo episodio), che per lo sforzo produttivo e post produttivo.
Per ultimo, la trama, seppur banale e a metà tra Stargate e altri film già citati, cerca sin da subito di coinvolgere lo spettatore, con numerosi misteri celati in questo luogo e con le diatribe tra gli abitanti di Terranova e alcuni dissidenti che vivono nella giungla.
Vi è inoltre la variabile dei dinosauri, alcuni dei quali molto feroci.
In questo senso la trama può evolvere molto positivamente, ma anche cadere nella più completa banalità.
Gli ascolti italiani, complice anche una campagna pubblicitaria estremamente potetente (sfido, se vivevete in una città abbastanza grande, di non aver visto cartelloni pubblicitari del telefilm) sono stati ottimo: Terranova è diventato il telefilm più visto su Sky con 627.252 spettatori medi, con 1.145.173 spettatori unici (fonti tvblog).
Non è stato lo stesso negli USA, con appena 9 milioni di spettatori (calcolate che in quella settimana il più visto è stato Due uomini e mezzo, alla nona stagione, con 20 milioni di spettatori).
Queste cifre avranno fatto sobbalzare i boss della FOX.
In conclusione, come spesso capita di dire per le nuove produzioni, la serie è in bilico tra il capolavoro e la cavolata: spetta a chi inventa e produce l'opera, di capire che non serve poi molto prendere qua e la da film o serie di successo per creare un qualcosa che possa con certezza piacere al pubblico.
Tanto vale allora spedere molto meno e creare qualcosa di originale.
a presto
domenica 2 ottobre 2011
Le Recensioni Numeriche: Limit 2
Ciao a tutti,
con molta felicità vi parlo del secondo volume di Limit, di Keiko Suenobu, edito in Italia per Planet Manga.
Il gruppo di ragazze, dopo le prime pagine ricche di tensione, riesce a trovare un certo equilibrio, anche grazie all'aiuto di Kamiya, che con la sua grande capacità di adattamento, sprona le altre a non arrendersi e a cercare di fare di tutto per sopravvivere, piuttosto che sprecare tempo e energie in inutili discussioni.
Questo momento non durerà molto, perché se Konno e Haru tornano a essere amiche, Usui, prenda della paura e del dolore, perde la sua razionalità e decide di scappare.
La conseguenza è che nel gruppo riemergono i dubbi e le incertezze verso le proprie compagne, in una situazione sempre più mutevole e mai certa.
In tutto questo, nella nebbia, si cela un'ombra che si aggira intorno al campo delle sopravvissute della sezione 4.
Questo secondo volume di Limit è qualitativamente superiore, perché se nel primo è forte la componente emotiva data dalla tensione, forse anche troppo estremizzata per certi versi, in questo secondo volume sarà forse più intensa e reale.
Proprio come nella vita reale, basta pochissimo per mutare le proprie opinioni su chi ci circonda: infatti la vicenda di Usui, porterà Konno a cambiare diamentralmente opinione nei confronti di Kamiya, che per tutto il volume era diventata un punto di riferimento per la giovane studentessa.
L'autrice in questa maniera riesce non solo a rendere molto reali i propri personaggi, ma anche a trasmetterci la forte imprevidibilità della storia: basta pochissimo per mutare ogni rapporto, anche quello più consolidato.
Le parole di Kamiya sono lo specchio di questa situazione "Non sono in grado di immaginare le mie reazioni in una situazione ipotetica".
Molto interessante l'approfondimento fatto dall'utrice prima su Kamiya e poi su Usui, aiutando il lettore non solo a capire meglio i personaggi, ma anche le loro reazioni: se la prima, forte dell'esperienza con il nonno e di un carattere da leader, cerca di pensare solo a salvarsi, la seconda, vissuta sempre nella tranquillità e lasciando decidere gli altri, si ritrova sola senza un vero punto di riferimento e proprio questo la costringerà a preferire la solitudine, piuttosto che vivere col dubbio di chi la circonda.
Si mantiene molto intrigante la componente misteriosa del manga, con la scena finale che apre non solo a nuovi risvolti, ma anche, come sottolineato prima, a quell'imprevidibilità tipica della storia.
Come detto nella prima recensione, questo manga è uno Shojo e si mantiene tale con la narrazione dei rapporti tra le sopravvissute: partendo da situazioni all'estremo, la Suenobu, attraverso i pensieri di Konno, sviluppa tutti gli aspetti dell'amicizia, con tutti i suoi pregiudizi e false consapevolezze.
La scenario in cui si trovano le ragazze è l'ideale per poterci raccontare queste situazioni: tutti i filtri che si hanno nella vita di tutti i giorni, nei confronti di amici e conoscenti, vengono abbandonati per far posto ai veri sentimenti delle protagoniste.
Non è detto che siano per forza di carattere negativo: guardando una situazione o una persona da un'altra prospettiva, si possono scopreire realtà prima invisibili.
Giusto per non parlare delle cose positive, strano come l'impiegato della ditta delle corriere non abbia visto il luogo dell'incidente; ma sono pignolerie.
In ogni caso, volume molto bello, come detto, forse migliore del primo: avventura, sentimento, tensione e tanta carne al fuoco.
Ottimo manga.
a presto
lunedì 26 settembre 2011
Le Recensioni Numeriche: Spider-Man 565
a cura di Alessandro Mazza
VOLUMI ORIGINALI CONTENUTI:
Big time da The Amazing Spider-Man 648
Kill to be you da The Amazing Spider-Man 649
Numero molto importante, per quanto concerne il nostro ragnetto: inizia un nuovo ciclo di storie che promettono scintille.
Ma andiamo con ordine: la recente gestione della testata ci ha regalato alcune storie e picchi molto alti, ma in generale non ha stupito più di tanto, osando poco e risultando troppo frammentaria a causa dell'alternarsi di troppi team creativi.
I “ragno scrittori” si “scambiavano” ogni volta dopo una manciata di storie (anche se in teoria esisteva un certo coordinamento tra di loro) e quindi nonostante le capacità di Mark Waid (già autore di serie come Flash e Capitan America), Dan Slott (She-Hulk), Bob Gale (a cui dobbiamo in coppia con Robert Zemeckis la sceneggiatura di Ritorno al Futuro), Zeb Wells (New Mutants), Marc Guggenheim (Wolverine, ma anche sceneggiature per telefilm come CSI Miami, Law e Order ed Eli Stone) e Joe Kelly (Devil e Deadpool) il lavoro nel complesso risultava deludente e poco accattivante.
Ora invece, la Marvel, si decide a puntare forte su Dan Slott (sarà sostituito solo in alcuni numeri da Fred Van Lente, in modo da dargli il tempo di realizzare al meglio le proprie storie), in questa occasione accompagnato alle matite dal talentuoso Humberto Ramos.
Se in precedenza la priorità era di ricoferire credibilità a un personaggio sfruttato malissimo, nel recente passato, ora ricreandogli attorno un cast di comprimari decente (in questo numero è impressionante il numero di personaggi che si alternano nelle vignette), riportandolo ad atmosfere più consone e aggiornando la galleria dei nemici ,ora forse si è finalmente deciso di fare sul serio.
Salta subito all'occhio, che se in precedenza l'uomo ragno sembrava vivere in un suo micro universo, ora è fortemente inserito nella continuity Marvel e i riferimenti agli avvenimenti accaduti nelle altre testate non mancano.
Quindi non sorprendetevi se Peter Parker citerà Kang (da lui combattuto in Iron Man e i Vendicatori 36\40) o il formaggio Kevin ( L'uomo ragno 316,319,349).
I riferimenti strizzeranno l'occhio sia ai veterani (John Jameson pilota di Steve Rogers, Marvel Extra 10 del 1995), sia ai neofiti (Pantera nera che rende inerte il vibranio nella saga Doomwar presentata su Fantastici Quattro 318).
Se questo può spaventare i lettori occasionali, è inevitabile sottolineare i vantaggi che questa "politica" porta: rafforza lo status del personaggio, apre sbocchi narrativi interessanti, potendo utilizzare spunti nati o accennati in altre storie, senza che sembrino presi forzatamente da qualcosa di esterno a quello a cui si era abituati a leggere.
Inoltre, nell'edizione italiana, le eventuali note fugano ogni eventuale dubbio che può assalire il lettore.
Naturalmente a livello di storia è tutto molto introduttivo, ma i dialoghi sono ficcanti e divertenti e le situazioni intriganti; il personaggio di Peter evolve intelligentemente nel passare delle pagine e le situazioni e gli attori coinvolti promettono davvero molto.
Raccontare una vera propria trama risulta difficile, essendo quasi una carrellata che ridefinisce rapporti e situazioni sospese di tanti personaggi (tra cui alcuni che non si vedevano da un po').
Comunque proviamoci lo stesso: Spidey si ritrova ad affrontare Octopus assieme ai suoi compagni Vendicatori, ma la minaccia non è solo quella che si intravede in superficie...
Invece a livello privato dopo essere rimasto senza lavoro, senza soldi e senza casa, finalmente assistiamo a una svolta positiva che sembra portare finalmente alla tranquillità il nostro eroe; ma la “tipica fortuna dei Parker” non si farà attendere e quando anche Kingping ci si mette in mezzo per riaffermare il suo ruolo di zar del crimine, allora non possiamo che aspettarci guai all'orizzonte.
A livello visivo colpisce il nuovo design di Hobgoblin (vedasi copertina) e quindi ci siamo messi in contatto con il disegnatore, Humberto Ramos, per chiedergli quale sia stata la sua ispirazione o se avesse voluto omaggiare qualcosa nella sua rivisitazione del personaggio:
I've always think of goblins as badasses creatures. warriors, and in the particular case of the hobgoblin he also looks like a demon. and to me is also the refence of the dark ages, where all these creatures became legends
Ho sempre pensato i goblin come a creature estremamente malvagie,guerrieri e nel caso particolare di hobgoblin che esso apparisse come un demone. E per me è anche il riferimento dei anni/secoli bui, in cui queste creature divennero leggende.
Diciamo che se il buongiorno si vede dal mattino, siamo davanti a un numero di Spider-Man molto solido, che può rilanciare la voglia e la speranza dei lettori che ultimamente (tranne che in singole occasioni) poche volte hanno ricevuto soddisfazioni da questa testata.
Consiglio questo numero a coloro che in passato hanno mollato le avventure dell'uomo ragno e anche a chi magari non le ha mai lette: superato l'ovvio smarrimento iniziale, potreste godervi il vero rilancio di un eroe che sa conquistare la simpatia e il cuore dei suoi fans.
a presto
venerdì 23 settembre 2011
La Quinta Camera
Ciao a tutti,
oggi vi voglio parlare di un volume unico, in tutto.
La Quinta Camera è la prima opera italiana di Natsume Ono, pubblicato nel 2003 dalla Penguin Shobou sulla rivista Comic Speed.
In Italia è pubblicato da J-Pop, in un formato 12X18, b/n, 192 pagine, con sovracoperta, al prezzo di 6,50 €.
L'edizione è ottima, anche se devo fare una precisazione sul colore utilizzato per l'inchiostro: non è il classico nero dei manga J-Pop, ma un colore quasi petrolio, molto fedele all'originale, che tuttavia ha reso la carta molto sottile e trasparente (potete averne un esempio nelle immagini), anche perché i disegni, molto sottili, non caricano la pagina di inchiostro.
Sulla bacheca della pagina Facebook dell'editore italiano, si è fatto notare che "La carta è la stessa di tutti gli altri nostri volumi. L'effetto[...]Probabilmente dovuto all'inchiostro pantone, che è lo stesso dell'originale".
Veniamo alla trama: in una città del centro Italia (probabilmente Bologna), in un appartamento, vivono quattro ragazzi: Massimo, il proprietario, Cele, uno stravagante fumettista, Al, camionista assonnato e affascinante e infine Luca, ragazzo delle pulizie che passa la maggior parte del tempo libero a suonare per strada.
In questo appartamento vi è inoltre una quinta camera, dove vengono a risiedere, in affitto, i viaggiatori, soprattutto della vicina scuola di lingue.
Il nucleo della storia, l'appartamento, sarà il denominatore comune dal quale nasceranno vicende, amori e dolori.
| Al, Cele, Luca e Massimo. |
Prendendo in mano, magari in fumetteria, La Quinta Camera si rischia di fare un grave errore: quello di giudicare a priori un'opera molto articolata, per trama e stile.
Partiamo col raccontare un po' della vita dell'autrice: questa cosa è fondamentale per inquadrare il suo stile.
Amante del disegno e dell'Italia, viene proprio nel nostro paese per dieci mesi per studiare l'italiano, a Bologna.
Al suo ritorno la presa di coscienza che fare la mangaka era il suo lavoro.
Pubblica un web-comic La Quinta Camera, che rapidamente finisce su rivista, arrivando persino in America (pubblicato dalla VIZ).
Sicuramente tutti noterete una certa somiglianza con la sua esperienza di studio in Italia e la trama del manga, infatti proprio Natsume Ono ha gentilmente confermato a noi di filManga Blog che
"L'idea de "la quinta camera" mi e' venuta in mente quando studiai un breve periodo in Italia."
Proprio l'Italia e le sue usanze sono raccontate nell'opera, anche come contestuallizazione per un lettore giapponese.
I quattro inquilini, così semplici e reali, tanto che chiunque di noi si può immedesimare (questa è una cosa fondamentale, perché creare dei personaggi di questo tipo, permette al lettore di entrare in prima persona nella storia) sono la costante del manga, mentre gli inquilini che occupano la quinta camera sono la variabile, che in un modo o nell'altro (chi più chi meno), porta qualcosa di nuovo nelle loro vite: magari un amore, magari delle usanze, oppure uno stile di vita.
Troviamo infatti alcuni luoghi comuni delle varie nazionalità, ma mai proposte con banalità o in senso dispregiativo, ma cercando di cogliere ciò che c'è di buono nelle persone che si conoscono, soprattutto se provenienti da un altro paese con un'altra cultura.
Come accennato prima, questo manga è molto reale nelle sue vicende: la difficoltà del genere è grande, ma la Ono si destreggia come una vera professionista.
Le storie d'amore, quelle tra ragazzi ma anche quelle più complesse degli adulti, sono romantiche e per nulla banali, anche nella loro sviluppo e trasmettono quelle sensazioni che un po' tutti abbiamo provato.
Per contro le delusioni sono cocenti, ma oltrepassabili, anche grazie agli amici, che forse sarebbe meglio chiamare fratelli.
Proprio l'amicizia, forte tra i quattro amici, è raccontata a tutto tondo, non solo nei momenti belli, ma anche in quelli difficili; i difetti o le debolezze sono parte inscindibile di ogni amico.
Tutto questo ci viene mostrato con uno stile narrativo scandito sia da dialoghi ricchi di sentimento, sia di pause che aiutano non solo i personaggi a riflettere, ma anche il lettore.
Natsume Ono ci conferma che "Disegno sempre quello che voglio disegnare. Se c'è qualcosa che voglio trasmettere, penso che dovrei trasmettere la stessa cosa ai lettori del manga".
Ho letto commenti molto severi sullo stile grafico dell'opera, dovuto in massima parte alla natura minimalista del disegno, poco particolareggiato.
Io questo stile lo definirei, personale. Può piacere, può non piacere, ma è personale; è sintomo del fatto che l'autrice ha le idee chiare, che ama svilupparle, uscendo dai canoni comuni imposti "dalla moda".
Le sue opere successive hanno poi dimostrato un netto miglioramento nella cura del disegno, con personaggi più dettagliati e caratterizzati, ma sempre molto personali.
I protagonisti di questo albo, pur essendo molto semplici nei caratteri, posseggono un'espressività chiara e immediata, adattandosi perfettamente a un dato momento di gioia o dolore.
Un'opera, come detto all'inizio, unica per sensibilità, stile e narrazione.
Un manga imperdibile per chi ama le storie personali e di vita quotidiana.
a presto
mercoledì 14 settembre 2011
Super 8
Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del nuovo film, diretto e sceneggiato, di J.J. Abrams (LOST, Star Trek).
Da sottolineare tra i produttori, oltre al fedelissimo Bryan Burk (Fringe, Cloverfield), Steven Spielberg; non lo cito solo perché è Spielberg e perché è uno dei produttori ma soprattutto per il forte legame con il regista e il film.
Il cast, quasi interamente composto da giovanissimi (e promettenti) attori annovera, Joel Courtney, Elle Fanning (sorella di Dakota Fanning e già nota per molti film tra cui Il curioso caso di Benjamin Button e Somewhere, oltre ai più noti Kyle Chandler (King Kong) e Noah Emmerich (The Truman Show).
Una cosa da sottolineare è il fatto che molti di questi giovani attori, pare siano già scritturati per alcuni film ancora in via di produzione, quindi credo che rivedremo molto presto le loro facce sul grande schermo.
Passiamo alla trama: nel 1978, in una cittadina dell'Ohaio, un gruppo di ragazzi è alle prese con la produzione di un film per un festival. Una notte, sulla banchina di una stazione, nel bel mezzo delle prove, accade qualcosa di inaspettato: arriva un vero treno. E' un occasione irripetibile e tutto viene preparato rapidamente per girare la scena. Il treno passa, ma solo poco dopo accade qualcosa di inaspettato: un piccolo pick up si scontra col treno, creando un incidente tanto spettacolare quanto pericolo per i ragazzi, che riescono comunque a uscirne indenni.
Quello che poteva essere un evento unico e casuale sarà il punto d'inizio di tutto.
I cani scappano, l'esercito occupa la città e alcune persone spariscono, compresa Alice Dainard, la protagonista femminile del film che il gruppo di amici stava girando.
Il gruppo si metterà dunque alla ricerca dell'amica e queste ricerche gli porteranno molto vicini a scoprire cosa si cela dietro l'incidente e cosa il governo cerca di nascondere tanto tenacemente.
Super 8 è un film ricco, ricchissimo, di citazioni riferimenti e omaggi, non solo a Spielberg ma alla filmografia anni '70-'80.
Sicuramente le atmosfere spensierate dell'America di quegli anni, vengono riprodotte con grande fedeltà e in alcune interviste è stato fatto notare come gli attori dovessero evitare alcuni termini, evidentemente moderni per l'epoca in cui è ambientato il film.
Non manca sicuramente una buona dose di paura: il "mostro" che si aggira per la cittadina non ci viene mai mostrato, un po' come accadeva in tanti Horror dell'epoca, su tutti Alien, aumentando ancora di più la tensione nello spettatore, pur senza sconvolgimenti nella trama.
In questo senso il film scorre con estrema regolarità, non dando mai la sensazione di poter (o voler) uscire dagli schemi: questo è un pregio ma anche un difetto.
Nel primo caso bisogna elogiare la capacità di Abrams di creare una storia non del tutto originale, senza mai un momento di noia o di calo del film; anche i momenti più drammatici e le battute non scadono mai nella banalità.
Per quanto riguarda il difetto, è un peccato secondo me che Abrams non sperimenti di più, non faccia lavorare il suo cervello per scioccare lo spettatore con qualcosa di inaspettato; come ha già dimostrato in passato, ha le capacità per creare una storia assolutamente originale.
Gli effetti speciali del film sono assolutamente spettacolari, anche se utilizzati male nell'incidente del treno, troppo esagerato se paragonato al resto del film.
La creatura che si aggira nella cittadina, molto simile alle creature di Cloverfield, mi ha fatto tornare alla mente Jurassik Park, quando i dinosauri muovevano gli alberi e il T-Rex abbatteva il pullman, nel Mondo perduto.
Potremmo perdere una giornata a elencare tutti i riferimenti: dalle biciclette, ai film in super 8 (i primi fatti dallo stesso Abram da ragazzo) fino alla filmografia anni '70, come già detto.
Per quanto riguarda i temi trattati, abbiamo sia la visione della perdita di un padre che di una madre, il rapporto tra gli amici e la passione per il cinema.
Per concludere, Super 8, si conferma un'ottima opera ma non in grado di catturare e lasciare a bocca aperta lo spettatore e dunque di rendere la pellicola un vero capolavoro, anche se le premesse e le attese erano tali.
Ecco forse l'aggettivo che descrive meglio questo film è: normale.
Una piccola nota: forse sono io, ma sentendo il rumore del proiettore in un'opera di Abrams, ho subito ripensato ai filmati di orientamento nelle stazioni Dharma.
a presto
mercoledì 7 settembre 2011
Le Recensioni Numeriche: Kingdom 2-3
Ciao a tutti,
ho raggruppato i due volumi nella rubrica, siccome gli ho letti insieme.
Le vicende di Xin, Zheng e Diao, dopo il primo volume introduttivo, prendono una rapida accelerazione: il terribile Muta si presenta come un nemico molto difficile da superare, anche se Xin riesce ad avere la meglio. Il ritorno di Chang Wen Jun e di alcuni suoi fedelissimi, sopravvissuti allo scontro con il generale Wang Qi, che portò inoltre alla morte di Piao, da un po' di consistenza al gruppo dei giovani guerrieri, onestamente troppo debole e vulnerabile.
Le vicende di palazzo si fanno ancora più intricate: da una parte il principe Cheng Jiao e il cancelliere Jie Shi e dall'altra il cancelliere Lu Shi, protettore (o ex presunto tale) di Zheng.
L'obbiettivo di tutti è ovviamente il trono: per questo Zheng decide di partire alla ricerca del popolo delle montagne, ex alleato del regno di Qin e famoso per la sua grande capacità combattiva in battaglia.
Dopo difficili trattative il Re del regno di Qin e quello del popolo delle montagne, Yang Duanhe, decidono di unire le proprie forze per unificare tutta la Cina.
I tremila soldati, condotti da Zheng verso la capitale, Xianyang, per riconquistare il trono, riescono a entrare a palazzo grazie a un abile "cavallo di Troia", ma presto si ritroveranno accerchiati dall'esercito di Cheng Jiao, composto da ottantamila uomini.
Questi due numeri si sono mantenuti decisamente divertenti e ricchi d'azione, componenti chiave nei titoli shonen, dimostrando come Kingdom sia ben più che un semplice passatempo; le diverse fazioni, che in questo numero impariamo a conoscere meglio, quella del Re Zheng, quella del fratellastro Cheng e quella del cancelliere Lu Shi, ci offrono una trama molto accattivante e interessante, anche dal punto di vista strategico.
A proposito di strategia, spero di vederne tanta anche nei prossimi volumi; sarebbe interessante, in questo senso, inserirla nelle battaglie.
Una nota dolente sarà come affrontare il problema del potenziamento di Xin: essendo questo, come già detto, uno shonen, col passare del tempo si troverà contro nemici sempre più ostici; sono curioso in questo senso di vedere come l'autore gestirà questa faccenda, anche se One Piece ci insegna che al massimo c'è il sempre efficace salto temporale, ma credo che il numero molto alto di volumi permetterà una crescita che segue lo scorrere del tempo.
Compare il primo personaggio femminile, in un ruolo molto interessante, che non vi svelo.
Ottima opera, non solo passatempo, ma molto accattivante e con una buonissima trama; inoltre, cosa non da poco, il fatto che l'opera abbia un ottimo numero di volumi pubblicati in Giappone, ci permette di avere per molti anni uscite regolari.
Tanti scontri, tanto divertimento, tanto shonen: se è il vostro genere non perdetevi Kingdom.
a presto
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