Ciao a tutti,
torna l'appuntamento con Satirik e come promesso oggi andiamo a parlare della GP Publishing.
Presto anche altre case editrici diventeranno protagoniste della satira targata filManga Blog & Machi.
Condividete la satira.
Eccoci giunti al secondo appuntamento con Satirik. Questa settimana dedichiamo la vignetta, disengata come al solito dalla bravissima Machi, alla Panini. Non temete, settimana prossima sarà il turno di un'altra casa editrice italiana. Condividete la satira.
Ciao a tutti,
oggi andiamo a inaugurare una nuova rubrica che speriamo possa piacervi e divertirvi.
Il tutto nasce da una collaborazione tra noi di filManga Blog e la bravissima Machi, correte a visitare il suo sito per vedere tutte le sue bellissime opere; l'idea è quella di portare un po' di satira nel mondo dell'editoria fumettistica italiana e dei manga in generale.
Speriamo possa essere l'inizio di una lunga collaborazione e ci teniamo a ringraziare e a complimentarci ancora con Machi per la sua grande bravura.
Ciao a tutti,
in occasione dell'imminente ristampa del primo
albo, ormai easurito, stabilita per il 9/2/2012, andiamo a recensire un manga davvero
particolare e ricco di contenuti: Ikigami, di Motoro Mase.
Il manga nacque come One Shot nel 2004 e solo dopo la grande risposta da parte del pubblico fu pubblicato prima su Weekly Young Sunday, fino al 2008, per poi passare su Big Comic Spirit, entrambe riviste di Shogakukan; sulle pagine di Big Comic Spirits 42 è stata annunciata la conclusione del manga con l'episodio 20, il cui debutto sarà sul numero 8 della rivista in uscita il 23/1/2012, dunque l'opera dovrebbe essere composta di 10 volumi; l'ultimo albo uscito in Giappone è il numero 9, di giugno 2011.
Nel 2008, in Giappone, è uscito anche un Live Action (Trailer in fondo alla recensione) prodotto dalla TBS, diretto da Tomoyuki Takimoto, al quale ha collaborato lo stesso Mase.
Il manga esce con grande lentezza, dovuta esclusivamente al fatto che l'autore lavora senza nessun assistente.
In Italia è pubblicato da Planet Manga, a partire dal 2007, in un formato 13x18, 216 pagine in b/n, con sovraccoperta al prezzo di 7,00 €.
Il prezzo elevato dell'edizione italiana è assolutamente adatto per quanto riguarda la qualità dell'opera, ma non è certo lo stesso per quanto riguarda l'edizione: nessuna pagina a colori, carta giallognola, ruvida e troppo trasparente, onomatopee con traduzione a margine; nel complesso il volume è robusto con una buona rilegatura.
Passiamo alla trama: in una nazione molto simile al Giappone, la pace e la produttività hanno raggiunto vette eccelse, tutto grazie alla "Legge per la prosperità nazionale"; questa legge prevede che al primo anno di elementari venga inoculato un vaccino in ogni alunno, maschio e femmina, ma in una siringa su mille è presente anche una speciale nanocapsula, inniettata insieme al farmaco, che si stabilizza nel cuore e in un'età fa i 18 e i 24 anni questa esplode, causando la morte.
Nessuno sa se diverrà un esempio per la nazione, contribuendo alla "legge per la prosperità nazionale", sino a quando un funzionario del comune consegna un'ikigami, che annuncia l'imminente morte.
Kengo Fujimoto è uno di questi funzionari, appena assunto: tra i suoi dubbi, le reazioni improvvise e inaspettate delle vittime e una legge che non mette tutti d'accordo, le morti giungeranno inesorabili, portate dagli Ikigami, a cambiare per sempre la vita dei suoi destinatari e delle loro famiglie, contribuendo così alla prosperità nazionale.
Per
analizzare questo manga bisogna muoversi su due livelli, distinti ma
collegati tra loro: quello della trama e quello dei contenuti.
Partiamo
dal primo dicendo, sin da subito, che Ikigami pur essendo un manga
episodico porta avanti una sottotrama molto articolata e a forti tinte thriller, quasi
impercettibile nei primi volumi, ma che diverrà sempre più protagonista
andando avanti con la storia.
Usando il termine episodico a molti
sarà venuta in mente la parola "ripetitività", ma in Ikigami questo non
avviene, almeno in parte (continuate a leggere), per due motivi: il primo è la varietà delle trame trattate in
ogni singolo episodio, sempre diverse per situazioni, personaggi e soprattutto reazioni dei protagonisti; secondo perchè Mase ha la grande capacità di lasciare indizi e di insinuare dubbi nel lettore, attraverso le riflessioni di Fujimoto, portando avanti quella sottotrama di cui parlavamo pocanzi, che insinua una serie di dubbi nella mente del lettore.
E' difficile giostrare un manga di questo tipo, ed in effetti negli ultimi volumi usciti in Italia si è vista una certa stagnazione della trama, ma sapendo che Ikigami si conluderà in una decina di volumi possiamo intuire che l'autore si renda conto delle difficoltà che si possono incotrare con un manga epidosico, rischiando in primis la ripetitività, dunque la scelta di un numero non eccessivo di capitoli può far sperare i fan in un'ottima conclusione della storia, senza rischiare che questa diventi noiosa e perda il suo fascino, come spesso capita per molti manga episodici.
Il
secondo livello, che è obbligatorio analizzare, è quello dei contenuti: Ikigami riesce a trasmettere molte idee al lettore, volendo essere non solo una
semplice opera di fantasia, ma anche un mezzo di comunicazione.
L'opera, che parla di morte, è paradossalmente un inno alla vita (che è poi l'obbiettivo della "Legge per la prosperità nazionale"), anche perchè solo nel momento i cui gli sofortunati riceveranno il biglietto si renderanno conto di quello che effettivamente hanno fatto della loro vita; questa cruda finzione farà di certo riflettere chiunque sulla propria vita, dimostrando come quest'opera, più di altre, trasmetta qualcosa di molto importante a chi la legge.
Un'altra pagina del capitolo "contenuti" riguardano le emozioni e i sentimenti che fuoriescono dalle pagine del manga e in questo Mase è davvero un maestro, dando un ritmo e un phatos alla storia in pochissime pagine, con dialoghi struggenti, riuscendo a tramsettere al lettore lo stato d'animo dello sfortunato che ha ricevuto l'Ikigami.
Dal punto di vista grafico Mase si dimostra non solo capace di avere uno stile assolutamente personale, ma di riuscire a creare tavole che riescono a racchiudere la tensione e i sentimenti dei protagonisti.
I volti, sempre molto "tondeggianti" come nello stile dell'autore, sono lo specchio delle emozioni di cui parlavamo poco sopra; le inquadrature non sono mai banali e sarà possibile trovare tavole di grande fascino, a doppia pagina, oltre che con svariati stili grafici.
Proprio le tavole sono spesso ricche di dettagli, anche se a volte vengono utilizzati sfondi a "tinta unita", tutti bianchi o tutti neri, evitando così di disegnare particolari dello sfondo; questa abitudine è propria di molti mangaka, dando un effetto molto "cinematografico", ma poco adatto a un manga.
In conclusione Ikigami si dimostra un manga che come pochi riesce ad emozionare i propri lettori e al tempo stesso offre una trama per nulla banale, anzi estremamente enigmatica, che vi farà porre più di un quesito, non solo sulla "Legge per la prosperità nazionale", ma anche sulla vostra stessa vita.
E voi cosa fareste se vi restassero solo 24 ore di vita?
Ciao a tutti,
approfittiamo della pausa (di riflessione?), per andare ad analizzare questa prima parte della seconda stagione di The Walking Dead, che comprende i primi sette episodi.
La seconda parte inizierà il 12/2/12 per concludersi il 18/3/12 e comprenderà in tutto sei episodi.
In Italia la serie verrà trasmessa su FOX, in contemporanea con gli Stati Uniti, quindi l'episodio 8, Nebraska, sarà trasmesso il 13/2/12.
E' evidente, come era già stato più volte affermato in varie interviste, che questa serie sia stata sin da subito incentrata verso il fumetto, ricollegando con le scena finale della prima puntata, un evento accaduto anche nell'opera originale di Kirkman.
Tuttavia la serie continua ad avere delle evidenti difficoltà nel riuscire a creare un'atmosfera e dei personaggi realmente carismatici: questa infatti è proprio la più importante dote del fumetto, che riesce sin da subito a emozionare e a catturare il lettore, mentre la serie TV spesso tende addirittura ad annoiare, soprattutto per alcuni dialoghi molto compassati.
Sicuramente la tensione nel telefilm è sempre molto forte, complice le numerose scene d'azione, ma l'arma principale del fumetto, i dialoghi, fortemente presenti in questo primo spezzone di stagione, risultano non solo noiosi e banali, ma non riescono a creare quel ritmo che ritroviamo nel fumetto.
Se andiamo a leggere una recente intervista di Robert Kirman possiamo intuire che piega prenderà la serie: "La prima metà della stagione compie una sorta di arco: è stato bello
arrivare alla rivelazione su Sofia nell’ultimo episodio. Nella seconda
metà succederà un mucchio di roba". Banalizzando si direbbe che l'esperimento di portare il fumetto di The Walking Dead in TV non ha avuto grande successo, quindi meglio tornare a uno stile simile alla prima stagione, ma con una certa fedeltà nella trama.
Uno dei punti interrogativi che è giusto porsi è come cambieranno i rapporti tra i vari personaggi: come alcuni di voi sapranno, tra fumetto e serie TV c'è una differenza nelle morti, ultimo il caso di Sophia, tutt'ora viva nell'opera originale, così come Shane ma al contrario.
Da questo punto punto di vista, per i fan dell'opera ideata da Robert Kirkman, sarà l'oppurtunità di vedere due The Walking Dead, quasi uno Sliding Doors, che permetterà di apprezzare due storie che evolvono in maniera quasi indipendente l'una dall'altra.
La speranza di vedere una seconda parte di stagione ricca di azione e avvenimenti e la speranza di tutti i fan; il tempo degli esperimenti è terminato, è giunta l'ora di dare alla serie TV di The Walking Dead l'importanza che merita.
Ciao a tutti,
oggi andiamo a recensire una serie giunta in Italia con "solo" diciotto anni di ritardo: Arcobaleno di Spezie.
L'opera, originariamente pubblicata da Shogakukan sulla rivista Shonen Sunday, tra il 1990 e il 1992, è raccolta in 11 volumi.
In Italia è pubblicata da Flash Book in un formato 12X18, circa 190 pagine in b/n con sovracoperta, al prezzo di 5,90 €.
L'edizione italiana è ottima: volume flessibile ma robusto, carta poco trasparente oltre a onomatopee tradotte e note a piè vignetta per un' immediata comprensione dei termini usati e degli ideogrammi (sulle insegne o i vestiti) fondamentali per la comprensione dell'opera.
Nel primo volume è presente anche un'interessante introduzione a cura del direttore editoriale Cristian Posocco.
Passiamo alla trama: in un futuro imprecisato, molto simile all'epoca Edo giapponese, in un pianeta tanto simile quanto diverso dalla Terra, sette fratelli (è più corretto dire fratellastri) si ritroveranno sotto lo stesso tetto a Casa karakuri.
Tutti hanno lo stesso, ignoto, padre ma madri diverse: Goma, il più grande, comico Rakugo col vizio del cibo e del bere, Asajiro, artista errante di cui ci viene tenuto nascosto il volto e le capacità, Keshi, monaco buddista grande esperto di arti marziali e amante del bere e delle donne, Natane, l'unica ragazza ma non meno forte dei suoi fratelli maschi, Chinpi, l'inventore, Sansho, il più piccolo ma già con delle grandi doti ninja e infine Shinchimi, l'ultimo arrivato.
Proprio in concomitanza dell'arrivo di quest'ultimo, dal mare giungeranno due misteriosi stranieri che convinceranno lo Shogun a costruire uno strano e misterioso edificio.
Tra ninja, principesse, stranieri misteriosi, complotti, equivoci e banditi, i sette fratelli si ritroveranno protagonisti di un viaggio ricco di emozioni, combattimenti e misteri da svelare.
Chi ama e conosce Adachi si sarà trovato, o si troverà, un po' spiazzato di fronte a quest'opera così inusuale, priva di sport e ambientata in un mondo quasi fantastico (ma ci torneremo dopo).
In Arcobaleno di Spezie possiamo godere se non del miglior Adachi, di quello più stravagante e ricercato, capace di creare una storia classica, ma allo stesso tempo nuova.
Classica perché l'opera è un calderone che contiene tutti i cliché, gli equivoci, i rapporti sentimentali e comici tipici dello stile dell'autore; nuova, invece, perché aggiungendo una vena di mistero, oltre a personaggi variopinti e stravaganti, l'opera si discosta da tutte le altre finora lette in Italia.
Anche se ambientato nell'epoca Edo, non saranno solo i ninja i comprimari, ma anche personaggi estremamente inusuali per l'ambientazione dell'opera, aggiungendo così mistero e divertimento alla storia.
Troppo, direte voi? La risposta è no, se tutti gli elementi sono miscelati nelle giuste proporzioni e con il giusto metodo; in questo senso, pensando all'opera come a una ricetta, è interessante analizzare il titolo dell'opera in giapponese 虹色とうがらしNiji Iro Tōgarashi, letteralmente "polvere di peperoncino color arcobaleno"; la parola Togarashi la ritroviamo anche in Shichimi Togarashi, anche noto in epoca Edo come Nana-Iro Togarashi, una preparazione a base di peperoncino e altre spezie, preparata con sette ingredienti; il nome di ogni fratello è un gioco di parole delle spezie che compongono lo Shichimi : Goma (胡麻 sesamo), Asajiro (麻次郎 Il primo carattere significa Canapa), Keshi (芥子の Semi di papavero), Natane (菜种 Colza), Chimpi (陈皮 Scorze di agrumi), Sansho (山椒 Pepe di sishuan).
Questa parte della recensione, rischia di cadere nell'interpretazione personale della storia, di quello che l'autore ha voluto realmente raccontarci; il parallelismo tra la Terra e questo fantomatico pianeta è immediato e le primissime pagine, insieme alle parole degli stranieri alla fine della storia, ci fanno intuire come l'autore abbia voluto rappresentare quello che sarebbe un mondo ideale, privo di armi, tecnologia, smog, con foreste ricche e uomini che vivono una vita semplice, ma gratificante.
Più che ideale, sarebbe corretto definirlo utopistico; proprio gli stranieri, venuti chissà come (ma sicuramente da un altro pianeta. La terra? ndr) e per quale ragione, durante tutto il corso della storia, pur non essendo protagonisti, rappresentato il nostro mondo reale e i loro fini (ipotizziamo non troppo buoni agli inizi) rischieranno di mutare e tutto per merito di quel mondo, che con la sua semplicità potrebbe far tornare in loro un'animo più innocente e puro.
In questo senso la storia sembra quasi ambientata in una mitica età dell'oro.
L'opera non si può quindi limitare a una semplice storia fantastica, perché Adachi riesce magistralmente a creare qualcosa che va ben oltre la semplice fantasia, volendo così trasmettere un messaggio ai propri lettori e questo rende già di per se Arcobaleno di Spezie un'opera più unica che rara.
Passiamo alla parte grafica: Adachi è maestro nel creare tavole pulitissime, oltre che ricche di particolari.
I volti dei personaggi, seppur caratterizzati da pochissimi tratti (naso, occhi, bocca, sopracciglia), riescono ad essere straordinariamente espressivi; questa dote è ancora più apprezzata, oltre che adatta, nei momenti più enigmatici del manga, spiazzando il lettore che dunque si domanda cosa nasconda quel dato personaggio con quello sguardo così misterioso.
Essendo un manga che parla anche di ninja, Adachi ci regala numerosi combattimenti, estremamente avvincenti, ma non mancheranno anche le classiche scene comiche che lo hanno reso famoso.
Una nota di merito all'ambientazione, perfetta in tutti i particolari: dai vestiti, alle armi per finire con gli edifici edifici.
In conclusione quest'opera è consigliatissima a una vastissima gamma di lettori, fan o meno di Adachi, ma sicuramente per chi vuole apprezzare cosa sia un manga, in tutte le sue sfaccettature più variopinte.
Sette fratelli, sette colori, sette spezie fragranti.
Un'opera straordinaria.
Ciao a tutti,oggi andiamo a parlare della nuova opera di Masanori Morita (Rookies): Beshari Gurashi, I Re della Risata.
L'opera, in Giappone, è edita da Shueshia, a partire dal 2005 sulla rivista Weekly Shonen Jump, poi trasferita sulla rivista Seinen Weekly Young Jump, dal 2007. L'opera, ancora in corso, consta di 13 volumi, l'ultimo dei quali uscito il 18/11/11.
In Italia è pubblicato da Ronin Manga in un volume 13X18, 256 pagine a colori e b/n con sovracoperta, al prezzo di 7,90 €.
L'edizione italiana è buona, molto flessibile e robusta, ma tutto sommato i quasi otto euro per una carta molto trasparente e le onomatopee non tradotte faranno storcere qualche naso.
Veniamo alla trama: Keisuke Agastuma è un giovane liceale, molto stravagante, che vive per far ridere il prossimo. Conduce, con alcuni suoi compagni, un programma radiofonico nella sua scuola durante le ore di pranzo e per tutti è in assoluto la persona più comica e divertente di tutto il liceo.
Keisuke vive la sua comicità come una vera e propria sfida, giudicando coloro che possono mettere a repentaglio il suo titolo di "Re della risata", come dei veri e propri nemici da combattere a suon di battute e situazioni comiche, che a nessuno verrebbero in mente.
Tuttavia per lui le cose inizieranno a rendersi difficili quando, nella sua stessa classe, si trasferirà Jun Tsujimoto, un'ex comico originario del Kansai, che metterà a dura prova Agastuma: per lui sarà una nuova sfida per essere il migliore, per Jun l'occasione di formare un'incredibile coppia comica.
Beshari Gurashi è sicuramente un'opera molto particolare; negli ultimi anni di manga molto originali ne sono arrivati di diversi, Bakuman e Uchu Kyodai ad esempio, ma dovremmo anche ricordarci in futuro di questa nuova opera di Morita.
Questo primo volume, molto introduttivo, da subito l'idea di poter portare avanti una trama per nulla scontata, con molte strade percorribili, potenzialmente non solo incentrate sull'ironia, che tuttavia suppongo sarà sempre la punta di diamante di questo manga che però cela anche lati più celati come tra poco vedremo.
Uno dei principali punti interrogativi che aleggiavano intorno a quest'opera erano le battute, che si pensava fossero molto incentrate su vicende di vita quotidiana giapponese, dunque difficilmente comprensibili per noi; tutto sommato questo problema c'è stato solo per alcune di esse, con personaggi o programmi tipicamente giapponesi, mentre in altre qualche sorriso viene strappato al lettore, ma non a crepapelle come per i personaggi del manga, anche perché alcune sono esageratamente forzate.
Un problema da evidenziare è la resa del dialetto Kansai, un dialetto giapponese molto utilizzato dai comici e fondamentalmente non reso in nessuna maniera nell'opera italiana; possiamo solo immaginare che Jun parli con un accento che per i giapponesi risulta comico, ma noi non abbiamo nessuna idea di come possa essere, dunque un'idea poteva essere di far parlare l'ex comico con un italiano un po' particolare per trasmettere al lettore la sensazione di una parlata diversa, tuttavia il chiarimento su questa scelta di adattamento ci giunge proprio da Ronin Manga: E' impossibile rendere in italiano i dialetti di altre lingue senza rischiare di cadere nel ridicolo. L'abbiamo fatto in passato, ma solo con fumetti umoristici (Dottor Slump, per esempio) dove ambientazione e personaggi permettono di spingere l'adattamento fino al limite: in quei casi, cioè, in cui la gag è basata sul fatto che il personaggio "parla" in dialetto, e non sul fatto che "fa battute" in dialetto. BESHARI GURASHI è tutt'altro che un serial umoristico (nonostante i protagonisti siano aspiranti comici), anzi, tocca vette drammatiche non indifferenti, quindi abbiamo preferito evitare i soliti sistemi in cui vengono resi i dialetti stranieri, ovvero sgrammaticature, pseudo-slang o (peggio) l'utilizzo di dialetti italiani. Il coprotagonista di BESHARI GURASHI (Jun Tsujimoto) ha l'accento di Osaka (tipico di molti comici giapponesi), e gli altri personaggi di Tokyo lo riconoscono come tale, ma questo non influisce in alcun modo sulla storia o sulla sua comprensione: proprio come il non udire la musica, non influisce in alcun modo sulla lettura di un manga come WOODSTOCK. Il focus di BESHARI GURASHI è tutto la vita di Keisuke Agatsuma, un 'buffoncello scolastico' che per una serie di ragioni decide di diventare comico professionista, e che si scontra all'improvviso con le mille difficoltà di un mestiere che, all'apparenza del pubblico, sembra tutto uno scherzo. BESHARI GURASHI è il "F-Motori in pista" o il "Rocky Joe" del mondo dello spettacolo dei cosiddetti 'stand up comedians'. L'autore, Masanori Morita, si concentra su questo, e noi abbiamo tutta l'intenzione di fare altrettanto, senza spostare l'attenzione dei lettori su fattori di contorno. Grazie per il bellissimo spunto di discussione, e buona lettura!"
Come sottolineato prima è necessario essere onesti e affermare che Beshari Gurashi, per questo primo volume, è un buonissimo manga per le potenzialità della trama, ma non certo per la comicità, alla quale viene però data troppa importanza: l'autore fa di tutto per mettere Keisuke nelle situazioni più complicate, con aspiranti comici della sua scuola, con quest'ultimo costretto ad inventare ogni volta assurde gag per strappare l'ultimo sorriso ai suoi compagni, coprotagonisti a metà, quasi più tifosi, come in una squadra, come in Rookies.
Le due opere, seppur molto diverse per certi versi, stilisticamente non risultano così distanti ed anche per questo Beshari Gurashi non è un manga da giudicare solo ed esclusivamente per la qualità delle battute, ma anche per il clima e il carisma dei suoi comici che, come in una squadra di baseball, vi faranno appassionare e tifare per la loro vittoria.
Come segnalato poco sopra dalla stessa casa editrice, Beshari Gurashi non è da inquadrare come un semplice manga comico e allargando il campo si possono già intuire, in questo primo albo, le numerose pieghe che l'opera può intraprendere, creando un'opera slice of life estremamente accattivante.
E' giusto il caso di dire che la trama non fa il manga.
Passiamo alla parte grafica dicendo che lo stile di Morita è un po' sprecato, siccome questa nuova opera non è certo una di quelle che mettono a dura prova l'autore con scene d'azione o tavole molto ricche, dunque è difficile giudicare in questa occasione (senza pensare a Rookies) lo stile di Morita in quest'opera.
Sicuramente è presente la grande ricchezza delle tavole, sempre colme di particolari, oltre alla più grande capacità di Morita, ossia il fortissimo realismo che riesce a far trasmettere ai suoi personaggi, con l'espressione, i movimenti e gli atteggiamenti.
In conclusione, come già sottolineato, l'opera è sicuramente da consigliare ai fan di Morita e da tenere sotto controllo, per tutti coloro che hanno trovato anche solo in parte interessante questo primo volume, perché Beshari Gurashi ha tutte le carte in regola per poter essere la nuova grande opera di Masanori Rookies Morita.