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venerdì 23 settembre 2011

La Quinta Camera


Ciao a tutti,
oggi vi voglio parlare di un volume unico, in tutto.
La Quinta Camera è la prima opera italiana di Natsume Ono, pubblicato nel 2003 dalla Penguin Shobou sulla rivista Comic Speed.
In Italia è pubblicato da J-Pop, in un formato 12X18, b/n, 192 pagine, con sovracoperta, al prezzo di 6,50 €.
L'edizione è ottima, anche se devo fare una precisazione sul colore utilizzato per l'inchiostro: non è il classico nero dei manga J-Pop, ma un colore quasi petrolio, molto fedele all'originale, che tuttavia ha reso la carta molto sottile e trasparente (potete averne un esempio nelle immagini), anche perché i disegni, molto sottili, non caricano la pagina di inchiostro.
Sulla bacheca della pagina Facebook dell'editore italiano, si è fatto notare che "La carta è la stessa di tutti gli altri nostri volumi. L'effetto[...]Probabilmente dovuto all'inchiostro pantone, che è lo stesso dell'originale".


Veniamo alla trama: in una città del centro Italia (probabilmente Bologna), in un appartamento, vivono quattro ragazzi: Massimo, il proprietario, Cele, uno stravagante fumettista, Al, camionista assonnato e affascinante e infine Luca, ragazzo delle pulizie che passa la maggior parte del tempo libero a suonare per strada.
In questo appartamento vi è inoltre una quinta camera, dove vengono a risiedere, in affitto, i viaggiatori, soprattutto della vicina scuola di lingue.
Il nucleo della storia, l'appartamento, sarà il denominatore comune dal quale nasceranno vicende, amori e dolori.

Al, Cele, Luca e Massimo.

Prendendo in mano, magari in fumetteria, La Quinta Camera si rischia di fare un grave errore: quello di giudicare a priori un'opera molto articolata, per trama e stile.
Partiamo col raccontare un po' della vita dell'autrice: questa cosa è fondamentale per inquadrare il suo stile.
Amante del disegno e dell'Italia, viene proprio nel nostro paese per dieci mesi per studiare l'italiano, a Bologna.
Al suo ritorno la presa di coscienza che fare la mangaka era il suo lavoro.
Pubblica un web-comic La Quinta Camera, che rapidamente finisce su rivista, arrivando persino in America (pubblicato dalla VIZ).
Sicuramente tutti noterete una certa somiglianza con la sua esperienza di studio in Italia e la trama del manga, infatti proprio Natsume Ono ha gentilmente confermato a noi di filManga Blog che
"L'idea de "la quinta camera" mi e' venuta in mente quando studiai un breve periodo in Italia."
Proprio l'Italia e le sue usanze sono raccontate nell'opera, anche come contestuallizazione per un lettore giapponese.


I quattro inquilini, così semplici e reali, tanto che chiunque di noi si può immedesimare (questa è una cosa fondamentale, perché creare dei personaggi di questo tipo, permette al lettore di entrare in prima persona nella storia) sono la costante del manga, mentre gli inquilini che occupano la quinta camera sono la variabile, che in un modo o nell'altro (chi più chi meno), porta qualcosa di nuovo nelle loro vite: magari un amore, magari delle usanze, oppure uno stile di vita.
Troviamo infatti alcuni luoghi comuni delle varie nazionalità, ma mai proposte con banalità o in senso dispregiativo, ma cercando di cogliere ciò che c'è di buono nelle persone che si conoscono, soprattutto se provenienti da un altro paese con un'altra cultura.
Come accennato prima, questo manga è molto reale nelle sue vicende: la difficoltà del genere è grande, ma la Ono si destreggia come una vera professionista.
Le storie d'amore, quelle tra ragazzi ma anche quelle più complesse degli adulti, sono romantiche e per nulla banali, anche nella loro sviluppo e trasmettono quelle sensazioni che un po' tutti abbiamo provato.
Per contro le delusioni sono cocenti, ma oltrepassabili, anche grazie agli amici, che forse sarebbe meglio chiamare fratelli.
Proprio l'amicizia, forte tra i quattro amici, è raccontata a tutto tondo, non solo nei momenti belli, ma anche in quelli difficili; i difetti o le debolezze sono parte inscindibile di ogni amico.
Tutto questo ci viene mostrato con uno stile narrativo scandito sia da dialoghi ricchi di sentimento, sia di pause che aiutano non solo i personaggi a riflettere, ma anche il lettore.
Natsume Ono ci conferma che "Disegno sempre quello che voglio disegnare. Se c'è qualcosa che voglio trasmettere, penso che dovrei trasmettere la stessa cosa ai lettori del manga".


Ho letto commenti molto severi sullo stile grafico dell'opera, dovuto in massima parte alla natura minimalista del disegno, poco particolareggiato.
Io questo stile lo definirei, personale. Può piacere, può non piacere, ma è personale; è sintomo del fatto che l'autrice ha le idee chiare, che ama svilupparle, uscendo dai canoni comuni imposti "dalla moda".
Le sue opere successive hanno poi dimostrato un netto miglioramento nella cura del disegno, con personaggi più dettagliati e caratterizzati, ma sempre molto personali.
I protagonisti di questo albo, pur essendo molto semplici nei caratteri, posseggono un'espressività chiara e immediata, adattandosi perfettamente a un dato momento di gioia o dolore.





Un'opera, come detto all'inizio, unica per sensibilità, stile e narrazione.
Un manga imperdibile per chi ama le storie personali e di vita quotidiana.

a presto

mercoledì 14 settembre 2011

Super 8


Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del nuovo film, diretto e sceneggiato, di J.J. Abrams (LOST, Star Trek).
Da sottolineare tra i produttori, oltre al fedelissimo Bryan Burk (Fringe, Cloverfield), Steven Spielberg; non lo cito solo perché è Spielberg e perché è uno dei produttori ma soprattutto per il forte legame con il regista e il film.
Il cast, quasi interamente composto da giovanissimi (e promettenti) attori annovera, Joel Courtney, Elle Fanning (sorella di Dakota Fanning e già nota per molti film tra cui Il curioso caso di Benjamin Button e Somewhere, oltre ai più noti Kyle Chandler (King Kong) e Noah Emmerich (The Truman Show).
Una cosa da sottolineare è il fatto che molti di questi giovani attori, pare siano già scritturati per alcuni film ancora in via di produzione, quindi credo che rivedremo molto presto le loro facce sul grande schermo.


Passiamo alla trama: nel 1978, in una cittadina dell'Ohaio, un gruppo di ragazzi è alle prese con la produzione di un film per un festival. Una notte, sulla banchina di una stazione, nel bel mezzo delle prove, accade qualcosa di inaspettato: arriva un vero treno. E' un occasione irripetibile e tutto viene preparato rapidamente per girare la scena. Il treno passa, ma solo poco dopo accade qualcosa di inaspettato: un piccolo pick up si scontra col treno, creando un incidente tanto spettacolare quanto pericolo per i ragazzi, che riescono comunque a uscirne indenni.
Quello che poteva essere un evento unico e casuale sarà il punto d'inizio di tutto.
I cani scappano, l'esercito occupa la città e alcune persone spariscono, compresa Alice Dainard, la protagonista femminile del film che il gruppo di amici stava girando.
Il gruppo si metterà dunque alla ricerca dell'amica e queste ricerche gli porteranno molto vicini a scoprire cosa si cela dietro l'incidente e cosa il governo cerca di nascondere tanto tenacemente.


Super 8 è un film ricco, ricchissimo, di citazioni riferimenti e omaggi, non solo a Spielberg ma alla filmografia anni '70-'80.
Sicuramente le atmosfere spensierate dell'America di quegli anni, vengono riprodotte con grande fedeltà e in alcune interviste è stato fatto notare come gli attori dovessero evitare alcuni termini, evidentemente moderni per l'epoca in cui è ambientato il film.
Non manca sicuramente una buona dose di paura:  il "mostro" che si aggira per la cittadina non ci viene mai mostrato, un po' come accadeva in tanti Horror dell'epoca, su tutti Alien, aumentando ancora di più la tensione nello spettatore, pur senza sconvolgimenti nella trama.
In questo senso il film scorre con estrema regolarità, non dando mai la sensazione di poter (o voler) uscire dagli schemi: questo è un pregio ma anche un difetto.
Nel primo caso bisogna elogiare la capacità di Abrams di creare una storia non del tutto originale, senza mai un momento di noia o di calo del film; anche i momenti più drammatici e le battute non scadono mai nella banalità.
Per quanto riguarda il difetto, è un peccato secondo me che Abrams non sperimenti di più, non faccia lavorare il suo cervello per scioccare lo spettatore con qualcosa di inaspettato; come ha già dimostrato in passato, ha le capacità per creare una storia assolutamente originale.


Gli effetti speciali del film sono assolutamente spettacolari, anche se utilizzati male nell'incidente del treno, troppo esagerato se paragonato al resto del film.
La creatura che si aggira nella cittadina, molto simile alle creature di Cloverfield, mi ha fatto tornare alla mente Jurassik Park, quando i dinosauri muovevano gli alberi e il T-Rex abbatteva il pullman, nel Mondo perduto.
Potremmo perdere una giornata a elencare tutti i riferimenti: dalle biciclette, ai film in super 8 (i primi fatti dallo stesso Abram da ragazzo) fino alla filmografia anni '70, come già detto.
Per quanto riguarda i temi trattati, abbiamo sia la visione della perdita di un padre che di una madre, il rapporto tra gli amici e la passione per il cinema.


Per concludere, Super 8, si conferma un'ottima opera ma non in grado di catturare e lasciare a bocca aperta lo spettatore e dunque di rendere la pellicola un vero capolavoro, anche se le premesse e le attese erano tali.
Ecco forse l'aggettivo che descrive meglio questo film è: normale.
Una piccola nota: forse sono io, ma sentendo il rumore del proiettore in un'opera di Abrams, ho subito ripensato ai filmati di orientamento nelle stazioni Dharma.




a presto

mercoledì 7 settembre 2011

Le Recensioni Numeriche: Kingdom 2-3














Ciao a tutti,
ho raggruppato i due volumi nella rubrica, siccome gli ho letti insieme.

Le vicende di Xin, Zheng e Diao, dopo il primo volume introduttivo, prendono una rapida accelerazione: il terribile Muta si presenta come un nemico molto difficile da superare, anche se Xin riesce ad avere la meglio. Il ritorno di Chang Wen Jun e di alcuni suoi fedelissimi, sopravvissuti allo scontro con il generale Wang Qi, che portò inoltre alla morte di Piao, da un po' di consistenza al gruppo dei giovani guerrieri, onestamente troppo debole e vulnerabile.
Le vicende di palazzo si fanno ancora più intricate: da una parte il principe Cheng Jiao e il cancelliere Jie Shi e dall'altra il cancelliere Lu Shi, protettore (o ex presunto tale) di Zheng.
L'obbiettivo di tutti è ovviamente il trono: per questo Zheng decide di partire alla ricerca del popolo delle montagne, ex alleato del regno di Qin e famoso per la sua grande capacità combattiva in battaglia.
Dopo difficili trattative il Re del regno di Qin e quello del popolo delle montagne, Yang Duanhe, decidono di unire le proprie forze per unificare tutta la Cina.
I tremila soldati, condotti da Zheng verso la capitale, Xianyang, per riconquistare il trono, riescono a entrare a palazzo grazie a un abile "cavallo di Troia", ma presto si ritroveranno accerchiati dall'esercito di Cheng Jiao, composto da ottantamila uomini.


Questi due numeri si sono mantenuti decisamente divertenti e ricchi d'azione, componenti chiave nei titoli shonen, dimostrando come Kingdom sia ben più che un semplice passatempo; le diverse fazioni, che in questo numero impariamo a conoscere meglio, quella del Re Zheng, quella del fratellastro Cheng e quella del cancelliere Lu Shi, ci offrono una trama molto accattivante e interessante, anche dal punto di vista strategico.
A proposito di strategia, spero di vederne tanta anche nei prossimi volumi; sarebbe interessante, in questo senso, inserirla nelle battaglie.
Una nota dolente sarà come affrontare il problema del potenziamento di Xin: essendo questo, come già detto, uno shonen, col passare del tempo si troverà contro nemici sempre più ostici; sono curioso in questo senso di vedere come l'autore gestirà questa faccenda, anche se One Piece ci insegna che al massimo c'è il sempre efficace salto temporale, ma credo che il numero molto alto di volumi permetterà una crescita che segue lo scorrere del tempo.
Compare il primo personaggio femminile, in un ruolo molto interessante, che non vi svelo.


Ottima opera, non solo passatempo, ma molto accattivante e con una buonissima trama; inoltre, cosa non da poco, il fatto che l'opera abbia un ottimo numero di volumi pubblicati in Giappone, ci permette di avere per molti anni uscite regolari.
Tanti scontri, tanto divertimento, tanto shonen: se è il vostro genere non perdetevi Kingdom.


a presto

domenica 4 settembre 2011

I am a hero


Ciao a tutti,
oggi parliamo del primo manga pubblicato in Italia di Kengo Hanazawa; in Giappone è edito dalla Shogakukan sulla rivista Big Comic Spirits, a partire da giugno 2009 e l'ultimo volume uscito è il numero 6, a maggio 2011.
E' stato candidato alla terza e quarta edizione del Manga Taisho.
In Italia è edito da GP Publishing al prezzo di 5,90 €, 13X18, 240 pp a colori e b/n.
L'edizione è buona: carta molto bianca con qualche trasparenza, pagine a colori su carta lucida e una buona colorazione; volume robusto e flessibile. Sarebbe stata gradita, visto che è un esordiente in Italia, qualche nota sull'autore.

Hideo Suzuki

Veniamo alla trama: Hideo Suzuki è un trentacinquenne ricco di problemi, sia lavorativi che personali: vorrebbe essere un mangaka, ma fa ancora l'assistente e vive immerso nell'angoscia la sua relazione con la fidanzata, Tekko.
I rapporti con i suoi colleghi sono difficili e le delusioni lavorative dietro l'angolo: vorrebbe vedere una sua serie pubblicata, ma per ora deve riuscire solo ad accettare i risultati negativi.
In ogni caso si considera un eroe, convinto di poter sfondare e di essere qualcuno in questo mondo.
Tuttavia qualcosa di oscuro e inquietante, qualcosa capace di far apparire i problemi quotidiani di Hideo solo delle banalità, aleggia intorno a lui: cosciente o incosciente di tutto questo, forse dovrà mettere in pratica la sua voglia di essere un eroe. 


Se avete dei dubbi sulla trama e vi state chiedendo perché in internet si legge "horror" come genere, non vi preoccupate, questo primo albo è solo un piccolo assaggio, la quiete prima della tempesta, che già al termine del primo volume comincia a scatenarsi.
Suzuki viene caratterizzato in ogni singolo particolare, in ogni minimo dettaglio, da Hanazawa; più che per l'aspetto (tra l'altro la somiglianza tra Suzuki e il suo creatore è evidente) è lo straordinario realismo che trasmette il protagonista, ma anche tutti gli altri personaggi, a colpire il lettore.
Ogni sua debolezza, ogni sua fissazione, ogni suo atteggiamento è reale e disorienta il lettore all'inizio, perché sembra di leggere un semplice seinen psicologico, sulla vita difficile di un assistente; non fatevi ingannare, perché sin dalle prime pagine entrerete nella spirale di terrore che avvolge la vita di Suzuki e ne sarete trasportati, fino al punto di guardarvi intorno durante la lettura (consiglio alla sera, con luce sufficiente per leggere).


Per anni sono stato un grande appassionato di film horror e leggendo I am a Hero non ho potuto non ritrovare le atmosfere di Ju-on, meglio noto come The Grudge (versione giapponese mi raccomando).
Non so se l'autore abbia preso d'ispirazione il film di Takashi Shimizu, tuttavia la tensione trasmessa, dalle pagine al lettore, mi ha ricordato la stessa che provai quando guardai il film la prima volta.
Inquietante è l'aggettivo che meglio caratterizza quest'opera: vi basti guardare l'immagine qui sopra, per capire quello che intendo.
Quello che accade nella sua vita è reale? La domanda probabilmente è solo retorica, ma nei prossimi volumi avremo certamente ua visione sempre più chiara delle angosciose vicende di Hideo.
Tralasciando per un attimo la componente orrorifica dell'opera, ci tengo a sottolineare due aspetti che ho apprezzato particolarmente: in primo luogo quanto questo manga sia reale, in quanto racconta aspetti di vita quotidiana in maniera molto più accurata, dettagliata ma soprattutto coinvolgente di altri manga del genere slice of life.
In secondo luogo, anche se può sembrare che centri poco, grazie alla straordinaria capacità dell'autore di raccontare la vita di tutti i giorni si Suzuki, si percepisce cosa sia davvero la vita di un'assistente, non come altri manga che pur raccontando la vita dei mangaka, fanno apparire tutto troppo romanzato.


Passando allo stile grafico dell'opera, conforme alla trama, i personaggi sono disegnati con un grande realismo, attraverso un tratto semplice ma sempre pulito e dettagliato, conferendo una straordinaria espressività ai protagonisti, oltre a una vena di inquietudine classica del genere Horror.
Come detto prima questo manga è estremamente reale e così ci viene rappresentato: straordinaria cura per i particolari, come per gli sfondi ad esempio, o all'espressività e hai gesti dei protagonisti.
Ogni personaggio fa subito trasparire il suo carattere, anche grazie ai dialoghi che contribuiscono a caratterizzare soprattutto Suzuki, con le sue paranoie e le sue teorie sui manga e i mangaka.

Un primo numero di qualità eccezionale, quindi aspettiamoci ancor di più nei prossimi volumi, soprattutto se sarà mantenuto lo stile di questo primo volume, oltre a dare ancor più spazio allo stile Horror dell'opera.
Concludo sottolineando che I am a Hero è un manga molto maturo, dunque credo sia indicato a un pubblico maturo (è comunque un seinen), soprattutto per poter cogliere ogni sfumatura della trama, per quelli aspetti, soprattutto, che riguardano la vita di tutti i giorni di Hideo.




a presto

martedì 30 agosto 2011

Le Recensioni Numeriche: One Piece 60


Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del sessantesimo numero dell'opera di Eiichiro Oda.
In questo numero termina il lungo flashback sul passato di Rufy e Ace; a conti fatti è necessario dire più di due parole sulla qualità di questo flashback.
Non è sicuramente, a mio parere, il migliore di tutto One Piece e più che altro si era reso necessario, a questo punto della storia, sia per dare un taglio con la miriade di avvenimenti accaduti negli ultimi volumi, sia perché la morte di Ace e ancor prima la riunione tra i due fratelli, aveva creato l'antipasto perfetto per poter parlare di loro.
Non ci tengo ad addentrarmi nei possibili paradossi che Oda può aver, volontariamente o involtariamente, creato, perché ci sta che in un'opera così ampia possano esserci delle incongruenze.
Questo flashback doveva essere uno di quelli più importanti e attesi, ma sembra non decollare mai; le vicende di Rufy, Sabo ed Ace, per quanto divertenti, sono intrise di troppo buonismo e sopratutto non riescono a dare una scossa alla trama.
Avrei gradito maggiormente delle rivelazioni più sorprendenti sui due fratelli.



Nella seconda parte del volume torniamo nel presente, dove ci vengono mostrati tutti i membri della ciurma, sparsi in mezzo mondo, richiamati da Rufy.
Il salto temporale suppongo sia alle porte, magari con un volume di mezzo, per dare ordine alla storia; questo è reso necessario per diversi motivi, tra cui l'obbiettiva disparità di forze tra Rufy/la sua ciurma e ad esempio i tre ammiragli.
Continua poi la carrellata di tutti i personaggi più importanti, quasi a volerci mostrare le loro reazioni all'avvenimento più importante di quell'epoca: da Dragon ai cinque astri di saggezza, dalle supernove agli ammiragli.
A quanto pare Sen Goku abbandona il suo ruolo e facciamo la conoscenza di Kong, il comandante supremo delle forze militari del governo mondiale, ennesimo membro della marina: sarà in definitiva l'ultimo?


Numero interessante, ma vista l'importanza di ciò che raccontava avrebbe dovuto essere di un'altra qualità.
Aspettiamoci delle novità nel nuovo mondo e si spera una saga vecchio stile che faccia appassionare e divertire come ai vecchi tempi.
Un indizio del nuovo inizio è sicuramente dato in primis dalla copertina del nuovo numero, il 61.
Che in realtà sia questa la vera metà di One Piece?

a presto

martedì 16 agosto 2011

The Breaker


Ciao a tutti,
oggi vi volevo parlare del nuovo manhwa della Star Comics: The Breaker.
In Corea è edito dalla Daiwon, su Young Daiwon, a partire dal 2007; la prima serie consta in tutto di dieci volumi mentre la seconda è tutt'ora in corso.
La star Comics ci offre un volume 13x18, B, 192 pp, b/n e col. con sovracoperta, al prezzo di 5,50€.
Edizione molto buona, anche se le pagine rilasciano molto l'inchiostro.

Han Chun-Woo

Veniamo alla trama: Shioon frequenta il liceo Guryong, ed è spesso vittima dei soprusi di alcuni suoi compagni. La sua vita è terribilmente frustrante, senza un'apparente via d'uscita, fin quando casualmente incontra Han Chun-Woo, un personaggio alquanto bizzarro, che impressiona sin da subito il giovane liceale. 
Non passerà molto tempo perché Shioon rincontri Chun-Woo: quest'ultimo è il nuovo supplente di inglese della sua classe.
Gli incontri inaspettati tra i due non finisco qui, perché Shioon, tornando a casa, vede combattere il suo nuovo professore con delle tecniche mai viste prima, "incredibili".
Shioon deciderà quindi di convincere Chun-Woo ad allenarlo, per poter diventare più forte, mentre quest'ultimo si ritroverà ad essere continuamente minacciato, per ragioni che risiedono nel suo oscuro passato.

Shioon
Ho avuto modo di leggere e vedere commenti indignati su questo primo volume di The Breaker, per la clamorosa somiglianza con G.T.O., di Toru Fujisawa. La prima cosa che un accanito fan di G.T.O. può pensare è che questi due coreani hanno pensato bene di copiare il famoso manga. Io se volessi copiare, o meglio ancora, plagiare una qualunque cosa, prima di tutto cercherei di essere il più possibile discreto, oltre al fatto di creare un'opera analoga all'originale.
In The breaker la simiglianza è così palese, così scandalosamente evidente che mi è impossibile pensare a un plagio, ma bensì mi pare più un omaggio. Entrando nel mondo dell'ipotetico: io autore coreano di The Breaker amo G.T.O. e decido di prendere il personaggio e alcune scene che mi piacciono, creando poi una mia opera nella quale trama, personaggi e tematiche prendono una loro strada indipendente. Questo può essere definito plagio? Se mi sbaglio, spero che Fujisawa abbia denunciato questi copioni e spero che ne ricavi un bel gruzzoletto.
Inoltre, alla fine del volume, la storia sembra prendere una via che non centra un'acca con l'opera di Fujisawa.
A parte le battute, non avendo delle notizie reali, mi pare difficile fare affermazioni certe, le mie sono solo supposizioni; ho provato a contattare diverse persone in Giappone e Corea ma non ho ricevuto ancora nessuna risposta in merito, se ci saranno mai novità vi farò sapere.


Detto questo, The Breaker non mi pare un'opera che punti a trattare il tema del bullismo, anzi, mi pare che i suoi protagonisti non combattano semplicemente con particolari arti marziali, mi sembra (guardate la copertina) che ci sia qualcosa di più: mi vengono in mente i colpi alla Tekken.
Alla fine del volume numerosissimi misteri vengono portati a galla, in primis quello che avvolge il protagonista, Chun-Woo e il suo passato misterioso, che è il tema centrale dell'opera.
Da non sottovalutare anche i prossimi allenamenti di Shioon, che suppongo saranno abbastanza spettacolari e faticosi, ma certamente non sarà un allievo come tanti.
Numerosi momenti comici vi faranno divertire, anche perchè Chun-Woo è assolutamente un personaggio eclettico e stravagante, al punto che posto vicino a Shioon (discreto e timido), risalta ancora di più e i due insieme creano una coppia di personaggi molto ben caratterizzata. 


Passando alla parte grafica, come spesso capita, molti nuovi autori coreani hanno un tratto molto giapponese; le tavole sono ben curate e pulite, anche se a volte l'autore evita di disegnare qualsiasi altro particolare, come gli sfondi, soprattutto con i primissimi piani.

Le scene d'azione sono assolutamente divertenti e accattivanti, anche se spesso un po' confusionarie, ma il tratto molto pulito e l'utilizzo di tavole intere, consento di capire chiaramente l'evolversi dei combattimenti. In The Breaker saranno presenti anche numerose ragazze molto belle e affascinanti, disegnate con grande cura, quindi un po' di FS è assicurato.


 In conclusione questo primo numero mi ha convinto, anche se è davvero molto introduttivo e dice davvero poco per quanto riguarda la trama principale.
Sicuramente da seguire se vi piacciono i combattimenti spettacolari, i personaggi cazzuti e le belle ragazze, oltre che una trama molto misteriosa, da non sottovalutare.
Sempre che non diventi Great.The.Breaker.

a presto

lunedì 15 agosto 2011

Limit


Ciao a tutti,
oggi andiamo a parlare del nuovo manga di Keiko Suenobu (Vitamin, Life), edito in Giappone da Kodansha sulla rivista Betsufure, a partire dal 2009; attualmente consta di 5 volumi, l'ultimo uscito a luglio 2011, e terminerà al sesto volume.
In Italia è edito dalla Panini Comics in un formato 11,5x17,5, 176 pp., b/n, con sovraccoperta al prezzo di 5,90 €.
Sull'edizione la prima cosa da notare è l'assenza di pagine a colori, da una parte bene per il prezzo, dall'altra male ovviamente; il volume si attesta sul livello Planet Manga degli ultimi tempi: buona carta, anche per la sovracoperta, ma certamente i 5,90 € sono troppi.


Veniamo alla trama: Konno è una giovane e intelligente liceale e fa parte del gruppo delle ragazze che contano della sua classe. La sua vita si basa sulla quotidianità: il cellulare, le amiche, la scuola ed è consapevole di vivere una bella vita.
Tutte queste cose diventeranno soltanto un lontano ricordo, quando la corriera sulla quale viaggiano Konno e i suoi compagni, in direzione del campeggio, subirà un incidente, lasciando in vita solo cinque ragazze.
Nell'attessa che arrivino i soccorsi, tra le sopravvissute iniziano ad emergere vecchi rancori e segreti tenuti nascosti, in un'atmosfera che si fa sempre più paradossale.
I rapporti tra le sopravvissute d'ora in poi saranno terribilmente difficili, al limite.


Avevo riposto una grande fiducia in questo manga, leggendo la trama, guardando qualche tavola, decidendo di aspettare la pubblicazione italiana, per godermelo appieno.
Ora posso finalmente giudicarlo nella sua totalità.
Prima di tutto la domanda che ci si pone è questa: è un seinen o uno shojo? La risposta è semplice ed è la seconda. Questo non è un seinen, per il semplice fatto che la trama survival è solo un contorno, una guarnizione, per trattare temi di vita quotidiana, di vicende scolastiche e drammatiche tipiche degli shojo e dell'autrice (ovviamente in questo primo volume). L'idea di aggiungere una componente avventurosa è assolutamente interessante, ma pecca nel rendere la trama troppo paradossale in certi punti.
Per prima cosa, in una classe mista di 35 persone sopravvivono solo cinque ragazze, inoltre la piega che prende la storia è un po' troppo drastica: queste cinque sopravvissute, invece di collaborare, si fanno la lotta tra di loro, sicuramente motivata da alcuni rancori, e quando una si porta in una situazione di vantaggio, le altre (4 contro 1) non fanno nulla per fermarla.
Inoltre la location è estremamente bizzarra, praticamente una vallata senza via d'uscita, ma penso che qualcuno si accorgerebbe se il guard rail fosse stato divelto da una corriera, ma sono proprio pignolerie.


Come detto prima le tematiche tipicamente shojo si fanno largo con grande veemenza, sfruttando anche la situazione estremamente tesa che si viene a creare tra le sopravvissute.
Emergono sin da subito i rapporti difficili che si hanno durante la vita scolastica e in questo Konno è una protagonista ideale, essendo una del gruppo che conta, la cui vita era facile, mentre ora soffrirà molto di più nel trovarsi in questa nuova, drammatica, situazione.
Altre sue compagne che magari vivevano una vita scolastica più discreta, invece, mostreranno il loro vero carattere, che non sempre è positivo.
E' un peccato che non sia sopravvissuto nessun ragazzo, si sarebbe potuta creare ancora più tensione, anche se avrebbe compromesso già nel primo volume alcune vicende.
Nel risvolto di copertina leggiamo un pensiero dell'autrice: "Oltre alle ansie e alle inquietitudini, ho pensato che sarebbe stato bello toccare anche il lato umano"; proprio su questo possiamo apprezzare le cose migliori di questo primo volume, non tanto le vicende di sopravvivenza.


Il tratto della Suenobu mi ha davvero colpito, riesce con straordinaria facilità a passare da uno stile tipicamente shojo, ad uno molto più d'impatto visivo, molto caratterizzato e in questo senso ho rivisto un po' Battle Royale, per certi aspetti (basti pensare alla falce che si vede poco sopra).
E' sbagliato tuttavia paragonare le due opere, perché si prefiggono due scopi diametralmente opposti: in Limit non si cerca assolutamente di esprimere la violenza e la sopravvivenza, così come vengono trattati nell'opera tratta dal romanzo di Koshun Takami.
Di scene d'azione in questo primo numero non se ne trovano molte, mentre ho apprezzato alcune tavole davvero dettagliate anche negli sfondi, oltre a un'espressività molto intensa da parte di tutte le protagoniste.


In conclusione direi che è difficile per ora giudicare l'opera, con questo primo volume, tuttavia sono molto curioso di vedere come l'autrice deciderà di far evolvere la storia.
Un ottimo shojo, oserei dire "inusuale", assolutamente da prendere per gli appassionati della Suenobu.
Io certamente proverò anche altre sue opere, anche perché il suo stile narrativo mi ha piacevolmente colpito: molto riflessivo, con alcune metafore davvero calzanti e un ritmo sempre allegro, condito da alcuni flashback che ci mostrano lati nascosti delle protagoniste, aiutando a capire ancor meglio la loro psicologia.
Spero nei prossimi volumi che il manga esca dalla situazione iniziale, per apprezzare un maggiore approfondimento dei rapporti tra le sopravvissute e magari anche un po' di azione, visto che Limit è comunque anche un manga sulla sopravvivenza.
Certamente è una cosa positiva il fatto che siano solo sei volumi, in modo che sia la trama che i temi trattati possano avere una rapida evoluzione e possano essere subito mostrati al lettore.
Da provare solo se siete incuriositi, altrimenti aspettate la recensione dei prossimi volumi se volete sapere come evolve.

a presto